ANDRA’ TUTTO BENE
LA RABBIA AI TEMPI DEL COLERA

Tempo di stasi… Confinati nell’asettica parzialità dei nostri spazi domestici, con la peste là fuori che deambula alla velocità di centinaia di contagi al giorno, la rabbia e lo stridore di denti va montando in sincronia con le quote dello spread. Pare non ci sia altra soluzione fino ad ulteriore bollettino governativo. E così si vivacchia ciascuno a suo modo. Chi ne approfitta per inventariare alla luce fievole del suo privatissimo abbaino qualche copia superstite di ediperiodici come “Corna vissute” e “Lando il camionista”, cose da cui immagina possa strizzare, proponendole su eBay, centinaia di euro, ma per cui è altresì necessario metterci la faccia, e così il proponimento cade a mezzo.
Qualchedun altro a meglio ingannare il tempo ricorre a soluzioni decameronesche in senso sobrio: si esilia dalla mondanità in qualche rustico casale, barricandosi dietro pile di tomi in altra circostanza illeggibili fino in fondo, come L’uomo senza qualità, Novelle per un anno o L’Orlando furioso.
Tali risvolti sono appannaggio dei più fortunati campioni della razza umana, poichè per la maggior parte il corrispettivo più lampante dell’ambiente domestico è una stia dove non essendovi di meglio ci si spenna a vicenda.
Sullo squallido abbandono dei quartieri i canarini umani cantano per rabbia “Fratelli d’Italia” o le più appropriate elegie partenopee di un Mario Merola, appoggiati tristemente alle graticole dei loro finestroni condominiali.
La storia recente ci insegna che sono proprio questi tempi di esasperazione allarmistica e di lassismo rassegnato quelli in cui si è portati a sottoscrivere implicitamente, e senza averne la minima contezza, quelle bestialità le cui conseguenze ci crivelleranno nei decenni a venire. Cfr. Fiscal compact, e i vari trattati antidemocraticissimi per partecipazione elettiva, ma politicissimi per impatto sociale.
Mentre qui si continua a morire, ed il futuro prossimo economico e finanziario si profila sotto i più neri vaticini, l’hashtag “andrà tutto bene” assume il valore di una panacea a buon mercato, di una camomilla al cospetto di una psicosi maniaco-depressiva.
Ma ciò che più rende perplessi è il carattere repressivo del nostro presidio profilattico-militaresco.
Mentre aleggiano domande di tenore complottistico che a fronte della valanga di informazioni meramente quantitative in cui siamo letteralmente sommersi (numeri ossessivi di morti e contagiati e neppure un barlume non dico di certezza, ma di semplice nozione), assumono dignità filosofica, mentre dittatura si sovrappone a dittatura, oltre trentamila soldati americani sbarcano sulle nostre coste per una non ben precisata operazione esercitativa denominata Defender Europe 20. Roba del genere (è chiaro) necessita organizzativamente di un arco di tempo tale che destrutturerebbe ogni sospetta sincronia con le vicissitudini che si stanno abbattendo su scala planetaria, eppure la mancata posticipazione delle “esercitazioni” difronte alla ben assennata chiusura degli U.S.A. verso ben altri generi di rapporti con l’eurozona – posticipazione più che ovvia secondo la nostra secolare forma mentis – lascia più che perplessi: costernati.
È forse in atto un rivolgimento geopolitico le cui esatte proporzioni ci sfuggono attualmente, obnubilati dallo choc emergenziale da cui siamo diuturnamente bersagliati. I media intanto persistono nel loro proposito posturale, e addirittura incauto a seconda dei punti di vista, di parlarci esclusivamente alla pancia, e di mitragliarci ripetutamente di cifre.
Le cause di questo scempio, dopo alcuni timidi e ridicoli tentativi di ricognizione sommaria, rintracciabili dapprima nei chirotteri e poi nei pangolini, sembrano ormai smarrirsi nell’alba dei tempi, così come avviene delle cause accampate nelle crisi finanziarie: “Diciamo la verità, l’Homo sapiens ha deluso”, diceva Corrado Guzzanti.
Le immagini che sfilano sui teleschermi, tutte più o meno vocate all’icasticità, sono quelle degli automezzi stipati di cadaveri che fanno la spola dagli ospedali ai cimiteri, in silenzio, senza corone e accompagnamento. Tirate le lenzuola sul volto delle salme, nessuno sa più dove vadano a cacciarsi, un po’ come nella vecchia facezia sulle sorti dei cinesi defunti in Italia, di cui nessuno aveva mai visto un corteo funebre, e che portava giocoforza a congetturare idiozie falsamente edificanti.
In questo clima di imminente apocalisse poco e nulla si fa invece menzione del M.E.S., la cui sottoscrizione ed il cui conseguente debito che l’Italia potrebbe contrarre a ragione dell’emergenza sanitaria ed economica, debito categoricamente inconvertibile in lire o in qualsivoglia altra moneta, manderebbe alle ortiche e bollerebbe come ancor più utopistica la ventilata ed auspicata Italexit. Il Meccanismo Europea di Stabilità (pronunciamo il nome del nemico per esteso) non costituisce altro che una vite in più che ci sigilla all’interno della bara europea.
E comunque (detto fra noi) deve essergli di estremo conforto il pensiero che una eventuale rivolta collettiva, dettata dal panico generale e dall’insostenibile esautorazione nervosa sarebbe repentinamente sedata sul nascere dalla pletora dei militari in circolazione, già pronti e disponibili per l’uso.