LAMEZIA HA DAVANTI A SÉ ANNI DIFFICILI ED IMPEGNATIVI
Ai suoi mali endemici dovrà aggiungere anche quelli prodotti dalla crisi economica che, causa Covid investe tutta la nazione e particolarmente il mezzogiorno, dove ha peccato anche la costruzione del sistema istituzionale decentrato dando spazio all’irresponsabilità ed allo scaricabarile.

Grazie al Covid stanno venendo al pettine tutti i nodi e le difficoltà provocate dalla pandemia che ha messo a nudo, da nord a sud, sia le debolezze del sistema sanitario, la cui efficienza – è chiaro il riferimento alle regioni settentrionali – è stata per anni portata ad esempio, sia la fragilità della nostra situazione economica che lascia intravedere per le nuove generazioni un’aspettativa di vita, forse più precaria di quella dei loro genitori.
Nelle regioni del mezzogiorno poi, dove grazie alla benevolenza dello Spirito Santo, si sono registrati minori decessi, le strutture sanitarie hanno seriamente barcollato e, piaccia o non piaccia, hanno dato prova non solo dell’eterne discriminazioni avvenute nella distribuzione dei sussidi economici tra nord e sud, ma anche della reiterata incapacità gestionale dei decennali commissari governativi, come avvenuto  nella regione Calabria penalizzata, tra l’altro, anche da un governatore non facente alcuna  funzione e da un parlamentino che certamente nessuno rimpiangerà il giorno in cui lascerà la cittadella regionale.
A fronte di un insuccesso così eclatante non si è levato, da parte degli organi decisionali, nemmeno un cenno di condanna per gli squallidi risultati ottenuti, anzi si è fatto ricorso ancora una volta all’invio di altro commissario. I calabresi han potuto così venire a conoscenza della voragine economica nella quale versa la loro sanità; che i bilanci di alcune asl erano solo esercitazioni aritmetiche… se e quando redatti. Eppure i media, compreso questo web journal, non hanno esitato, nel corso del tempo, a sottolineare e segnalare agli stessi commissari le riforme del piffero messe in atto dai politici e documentati sprechi di denaro e risorse.
Aver compagni nel duol scema la pena, recita un antico adagio: lo stesso discorso vale per le segreterie politiche dei partiti, per le quali – e questa non è un’iperbole ad effetto –  la Calabria non è un ente istituzionale alla pari degli altri, ma zavorra, merce di scambio nelle trattative che gli stessi vertici intessono, di volta in volta –  per la spartizione della torta.
Anche loro, ormai spesso e volentieri, ricorrono al commissariamento per fronteggiare situazioni straordinarie di crisi o di emergenza in considerazione del fatto che il designato ha potestà di   semplificare le procedure usuali sostituendosi, in via temporanea o permanente alle istituzioni ordinarie.
E’ nata così la figura del commissario quattro stagioni che, a pensarci bene non è altro che la perpetuazione della pilatesca lavata di mani. Dà infatti l’impressione di grande interesse per la vicenda di cui trattasi, sotto intendendo nel contempo, un irriguardoso fottetevela voi, in piena sintonia con la democrazia di Pericle l’Ateniese.
La hit parade del commissariamento vede in cima alla classifica il Pd calabrese, che commissariato ormai da tempo, ha portato il partito all’esalazione dell’ultimo respiro. Sembra, infatti che le decisioni fino ad oggi adottate, non gradite al bruzio zoccolo duro siano invece di alto gradimento dei soli esponenti del luogo. Premesso che questo è un argomento da approfondire, dal momento che imperversano per la regione decine e decine di commissari, sarebbe opportuno che tra le celebrazioni regionali fosse inserita una giornata dedicata alla saga commissariale a perenne ricordo della vulgata che la democrazia non è morente ma defunta.
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Per quanto sopra accennato Lamezia Terme ha davanti a sé anni difficili ed impegnativi non solo perché dovrà amministrarsi in un contesto di crisi generale, bensì perché non ha una linea politico – programmatica, condivisa dai cittadini, da perseguire né tanto meno uomini con competenze tali da metterla eventualmente in atto.
Ed è ciò che fa dire a Milena Liotta, segretaria del Psi lametino, nonché ex consigliere comunale di lungo corso, che “la città sembra vivere una crisi politica inarrestabile, dove da anni si alternano gestioni commissariali e gestioni elette dal popolo. La città non ha un progetto credibile né una classe dirigente in grado di governarlo; i commissariamenti, che ormai si susseguono a piè sospinto, gestiscono il quotidiano lasciando irrisolti tutti i problemi, primo tra tutti quello di ritrovare una novella identità e poi riacquistare la fiducia dei cittadini”.
E’ proprio così, in questa terra in cui spesso la verità si veste di menzogna, bisogna trovare il coraggio di voltare pagina, di cambiare scenario abbandonando vecchi schemi ed altrettanto vetusti concetti e pregiudizi. Basta con i soliti refrain: la centralità, il sole, il mare, le terme… mentre tutto il mondo ci cade addosso!
Ben consci che nell’arco di questi ultimi 50 anni questa città ha “campato” senza una reale prospettiva, inseguendo progetti fantastici di sviluppo integrato con Catanzaro, rivelatosi parto di fantasia malata, e nel contempo trascurando ogni collaborazione con i comuni contermini con i quali condividiamo storia, cultura e tradizioni … la strada da percorrere -sostiene sempre Milena Liotta – è la costituzione di una grande area urbana al centro della regione con obbiettivi di sviluppo condiviso da tutti gli aderenti al sodalizio, pur nel rispetto dell’identità di ciascuno.
A dirle così nulla osterebbe ad intraprendere questa strada se lungo il percorso non ci fossero mille insidie, prime tra tutte, il campanilismo, le invidiuzze e le ambizioni. Ma hanno, ed hanno tanto peso, anche le capacità intellettive di chi, noi, mandiamo a rappresentarci.
Un esempio per tutto: che significato ha la lotta senza quartiere tra Catanzaro e Lamezia Terme?
Il capoluogo regionale ha funzioni (amministrative, scientifico – sanitario, culturali, conferite dalla presidenza della regione, dall’università Magna Grecia e da altre importanti strutture sanitarie.
Viceversa Lamezia Terme ha – ed avrebbe potuto avere molto di più – importanti infrastrutture viarie (aeroporto, nodo ferroviario, svincoli autostradali) che consentono la connessione con tutti i poli sparsi sul territorio calabrese. Senza far cenno alle capacità (potenziali) per una prospettiva di sviluppo commerciale, agricolo, turistico, termale ed industriale (per tale intendendo quella media).
Due realtà quindi, complementari che sì avrebbero potuto dare alla Calabria intera il “la” dello sviluppo socio economico, se qualcuno dei partner non avesse fatto suo quel bel sempiterno giochino del fotticompagno”.
Ma l’acqua passata non fa macinare il mulino, per cui non si piangano addosso i lametini che hanno, pur loro, la responsabilità di quanto accaduto, ritirandosi sull’Aventino e disertando le urne.
Così facendo han dato mano e spazio ai soliti noti, a quel 40/50% che si reca puntualmente alle urne per puntualmente eleggere i soliti noti, quelli che poi danno il via al valzer dei commissari.
Per cambiare ci vogliono nuove energie e nuove persone” soggiunge Milena Liotta. E’ la città che deve rispondere; devono farsi avanti coloro i quali sentono la necessità di offrire il proprio contributo con un personale impegno. La prossima competizione elettorale avrà una valenza fondamentale per l’intera Regione che dovrà essere pronta a sfruttare le opportunità offerte dal Recovery Plan.
Ma non dimentichino i lametini che quella, per la nostra città, è anche l’occasione di voltare pagina e soprattutto di dare, a Lamezia ed ai comuni contermini, il ruolo che naturalmente loro compete: Città dell’Istmo o Polo Tirrenico o  Area Vasta… non è importante il nome bensì i contenuti ed il desiderio di riscatto di un indotto di 140 mila persone.