LO SPOILS SYSTEM ED IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
La pratica politica, nata e tuttora in uso negli Stati Uniti, secondo la quale gli alti dirigenti della pubblica amministrazione cambiano con il cambiare del governo, assume sfaccettature diverse ed addirittura una connotazione negativa laddove venga utilizzata dalle cariche istituzionali per garantirsi i propri interessi politici ed elettorali. Fondazione Terina è l’esempio lampante della degenerazione di un sistema che assume la coloritura del più becero clientelismo.

Imperversa, lo spoils system, negli Stati Uniti da almeno duecento anni, una prassi riconosciuta ed applicata che non fa specie a nessuno: le forze politiche governative, liberamente elette, affidano la guida dei vari enti amministrativi a dirigenti che esse ritengono idonei a garantire il raggiungimento degli obiettivi politici ed economici programmati. Rientra, pertanto nella normalità che al cambio di governo cambino anche i vertici dell’entourage amministrativo. Il sistema, legittimo quindi, funziona se chi presiede il governo di un paese ritiene che, per la realizzazione del suo programma politico, abbia bisogno di ben identificati soggetti in possesso di specifiche competenze finalizzate al raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Come avviene in tutti i Paesi democratici, compreso il nostro!
Spoils system, quindi, non ha una connotazione negativa, però ogni medaglia ha il suo rovescio: pertanto  se le cariche istituzionali, le posizioni di potere, la guida di enti, gli uffici pubblici, le partecipate e le fondazioni in house, vengono dalle forze politiche distribuiti in modo da garantire i propri interessi – intendo quelli politici ed elettoralistici, non personali – tanto da far pensare che la distribuzione delle cariche diventa, invece e di fatto, un palese abuso di potere allora è il caso di parlare di becero clientelismo. Come è sempre avvenuto ed avviene nella nostra Calabria!

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Proprio così, l’assalto assurdo ed insensato della giunta Spirlì, alla Fondazione Terina, finalizzato senza ombra di dubbio alla defenestrazione del lametino avv. Gennaro Masi, ha lasciato tutto il mondo politico inebetito e senza parole, non solo perché ad oggi la giunta si è caratterizzata come “fabbrica delle nomine di stampo elettoralistico” – come sostiene il capogruppo del Pd in consiglio regionale Domenico Bevacqua – ma anche perché Terina, fin dalla nascita con bilanci in profondo rosso è, dall’insediamento di Masi, tre anni  circa, che chiude gli esercizi in netto miglioramento; parità, addirittura dopo aver quasi azzerato la pesante passività accumulata dai precedenti manager alla guida della fondazione, sia nei confronti di privati che di enti previdenziali e non.
Faccio a meno, per aver trattato l’argomento precedentemente con dovizia di particolari, di ricordare al governatore Spirlì f.f. e compagni, il festival delle assunzioni – “celebrato” qualche mese fa, oggetto anche dell’attenzione dei media nazionali – di portaborse, barmen, pizzaioli, parrucchieri, nullafacenti e, finanche di qualche sindaco impiegato, nel tempo libero, come autista. Richiamare, però, questi eventi mi torna utile per sottolineare che anche l’intenzione di sfratto di Masi dalla Terina è un’altra pura e semplice operazione smaccatamente propagandistico – elettorale. Mi sorprende, invece, il dirigente del dipartimento dott. Giovinazzo che improvvisamente, dopo annosi, impenetrabili silenzi, si è svegliato col pensiero della Terina.
Ben venga, comunque, la commissione nominata dal dipartimento Agricoltura che prefigura “criticità, irregolarità e debiti”, ma non credo che essa possa espletare le sue indagini entro i 15 giorni previsti e redigere una dettagliata relazione “dalla quale dipenderà il futuro dell’attuale governance della Terina”.

Allo stato i calabresi tutti, con i lametini in prima fila, desiderano conoscere la verità su diversi aspetti:
1. I motivi alla base dell’indagine della commissione di accesso sono forse originate dal fatto che Masi non è individuo inquadrabile nelle logiche del centrodestra?
2. Dal momento che Masi ha ereditato le passività delle trascorse scellerate gestioni della Terina, la commissione farà anche luce su fatti e misfatti avvenuti precedentemente sotto l’oculata guida degli accreditati manager che si sono succeduti?
3. Nel corso dei trascorsi anni in cui Fondazione Terina si “consumava” tra debiti e criticità di ogni genere, il dipartimento regionale c’era e, se c’era come è  intervenuto? Ha redatto qualche relazione finalizzata ad evidenziare lo stato comatoso della fondazione?

Da un intervento dell’avv. Italo Reale, già deputato del Parlamento nazionale, pubblicato su Il Lametino, egli attento osservatore di uomini e cose, avendo vissuto quegli eventi così si esprime: “Fondazione Terina era diventata una proprietà pubblica dopo il passaggio di un gruppo di <predoni> che, evidentemente, con la complicità o il disinteresse di chi aveva l’obbligo di vigilare, hanno sottratto e venduto decine di migliaia di euro di beni pubblici. Ancora peggio dal punto di vista amministrativo con personale in esubero e con qualifiche professionali che non corrispondevano a quelle necessarie per far funzionare la Fondazione. A ciò si aggiungevano i mancati pagamenti agli Istituti Previdenziali ed all’Agenzia delle Entrate. Quindi vi era un mare di cartelle esattoriali arretrate. Quindi furti e malversazioni che l’avv. Masi ha denunciato alla Procura della Repubblica e che si è conclusa con una richiesta di rinvio a giudizio poco significativa rispetto alla gravità del danno subito dalla Fondazione per il trascorrere del tempo che ha reso impossibile perseguire i reati più gravi”.
Egli conclude dicendo che Masi ha lavorato per mettere a posto i conti, sistemare le pendenze previdenziali, rateizzare le cartelle e dare un senso ad una Fondazione “che gli altri avevano utilizzato per fare clientelismo o che avevano lasciato deperire per incapacità o inerzia”.

Non manca, poi, di far cenno alla domanda che tutti si pongono “Ma, in questi anni, dove sono stati i dirigenti regionali che hanno consentito o non hanno visto l’incredibile spoglio del patrimonio della Terina? Spero che la commissione faccia attenzione nel trattare le responsabilità, le individui secondo ciò che è successo ed apra le eventuali azioni di recupero contabile per chi ha fatto il presidente con troppo interesse o poca convinzione. Non è tollerabile che chi ha lavorato vada sotto inchiesta mentre chi ha rubato ne esca senza problemi”.
On.le Spirlì, complimenti, si è cacciato in un bel ginepraio, ha scoperchiato un avello che tutti i suoi predecessori avevano tenuto ben sigillato. Si consoli guardando qualche fotografia scattata in occasione della conferenza stampa dell’avv. Masi all’atto del suo insediamento. Troverà la risposta al perché di tanta indignazione da parte dell’opinione pubblica.