RECOVERY FUND E PNRR: ULTERIORE GRANDE RAPINA AI DANNI DEL SUD?
I miliardi da assegnare per lo sviluppo delle regioni meridionali scatenano una ridda di ipotesi che lascia presagire la perpetuazione di una favola antica. Ignorate le considerazioni  europee: interventi strutturali e non assistenziali, priorità per i territori del Sud che presentano precarie condizioni socio economiche, modesto reddito pro capite ed alto tasso di disoccupazione.

Il recovery fund è un fondo costituito con titoli comuni europei, per finalizzare la ripresa di tutti i paesi più colpiti dalla crisi economica in atto accentuata, ma non originata dalla pandemia in corso, come si vuol far credere. La nostra, quella italiana, ha ben più radicate origini e l’epidemia, ancora non domata, va considerata come la ciliegina sulla torta. In ogni caso essa è tornata a fagiolo per tamponare le falle di una economia stagnante causata, ormai da anni, dalla cecità ed incapacità gestionale di una classe politica  orientata più al mantenimento delle leve del potere che al risanamento dell’asfittica economia, delle disfunzioni gestionali ad ogni livello e della morbosa burocrazia che ci affligge. E queste non sono frasi di repertorio, ma compendio di bilanci, che anno dopo anno si sono chiusi con una grossa percentuale di indebitamento rispetto al pil prodotto, grazie agli interventi tampone di situazioni che, probabilmente, avrebbero avuto bisogno di interventi strutturali e non assistenziali.
Il Pnrr, piano nazionale di rilancio e di resilienza (capacità di reagire, ma quando?).
Ammonta a 209 mld.  (127 di prestiti ed 82 a fondo perduto), avrebbero dovuto essere spartiti secondo “le considerazioni europee” in rapporto alla popolazione, al reddito pro capite, al tasso di disoccupazione del Paese Italia. In quest’ottica il sud d’Italia avrebbe dovuto avere 83 mld (40%) poco più poco meno, come strombazzato anche dalla ministra per le Colonie – ove intendesi per tali Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia – on. Mara Carfagna. Però in barba ai suggerimenti europeistici in tema di ripartizione dei proventi i nostri governanti han preferito percorrere altre strade. Al Sud non andrà il 40% del “montepremio” bensì a conti fatti molto meno rispetto a quanto i nostri figli e nipoti saranno chiamati a restituire all’erario.
Premesso che quanto esposto emerge da uno studio del prof. Gianfranco Viesti, docente di Economia applicata dell’Università di Bari, sottolineo che anche quel 40% riferito al totale del pnrr non è veritiero in quanto andrebbe probabilmente decurtato di quanto, sulla carta, già assegnato al sud col decreto sbloccacantieri. Il che fa presagire un’altra paccata di miliardi del recovery fund assegnata ai soliti avvoltoi a danno degli altrettanto soliti, noti sfigati. E’ questa la perpetuazione della “favola”, di un ignoto autore d’altri tempi, dal titolo Mittinculi e Piglinculi.

Avviene così che quanto dovrebbe essere assegnato al sud prende altre strade, facendo gridare allo scandalo il sen. De Bonis del gruppo misto: <i conti del pnrr non tornano>, degli 82 mld di euro, che spetterebbero al sud è già tanto se ne arrivano tra i 22 ed i 35, mentre gli altri non sono precisati nel documento inviato a Bruxelles.
Ed è anche questo il motivo per il quale cittadini e sindaci meridionali (circa 500) hanno presentato, qualche giorno fa, una petizione a Bruxelles affinché… non vengano sottratte al Mezzogiorno le risorse di   spettanza… perché sia modificato il pnrr presentato dal governo italiano… perché i comuni meridionali siano messi nelle stesse condizioni operative di quelli settentrionali. Anzi a tal proposito è stato realizzato un libro bianco che, mettendo in evidenza le proposte progettuali dei vari comuni del sud, non sottace sulle “discriminazioni”, perpetrate da tempo immemorabile, che hanno provocato quel divario che ci portiamo dietro, in religioso silenzio e con supina rassegnazione, da centocinquant’anni.

Benvenuti nelle Colonie…si potrebbe gridare a gran voce.
Forse non sono la persona giusta per dare il benvenuto a coloro che si spingono nella vecchia Hesperia ed esprimere loro il saluto in nome e per conto di tutti i “sudisti”d’ Italia.  Mi sono, però, autolegittimato a farlo perché appartengo alla colonia peninsulare più nota, la Calabria, che data l’aria che tira – atmosferica e politica – fra non molto andrà ribattezzata come Calafrica ed all’uopo, si dovranno stringere patti di buon vicinato con i dirimpettai, anche in considerazione, senza acredine alcuna, della loro robusta presenza tra noi. Ciò nella piena convinzione che il pnrr – vale a dire il Recovey Plan presentato ai vertici europei – avrebbe dovuto avere prima di tutto, essenzialmente, l’obiettivo primario di colmare il divario tra nord e sud come volano del rilancio dell’intero Paese.

Esso, invece, punta, magari a buona ragione, sulla digitalizzazione, sul contrasto al cambiamento climatico, su istruzione, ricerca e salute, insomma su quello che la commissione europea considera temi fondamentali, sorvolando, forse dandolo per scontato, i problemi atavici, le arretratezze strutturali, le esigenze già esistenti del profondo sud in termini di spesa e tempi di realizzazione.
Preoccupa però il fatto che, per esempio si faccia cenno a miglioramenti e nuove costruzioni alla sola rete autostradale e ferroviaria (alta velocità) Bari – Napoli, al turismo dove sono elencati progetti relativi a costruzione di piste ciclabili e progetti di riqualificazione di borghi e centri storici e poi tanta vaghezza e genericità sulle carenze strutturali di questa parte d’Italia, bellamente quanto spudoratamente, depredata e tenuta alla gogna da tempo immemore.
Se il buontempo si vede dal mattino, quindi, il pnrr lascerebbe intuire che anche il governo in carica sta perpetuando la solita rapina ai danni del sud dove del recovery fund arriveranno solamente le briciole, come ha ampiamente dimostrato il prof. Gianfranco Viesti, docente di economia applicata all’ università di Bari. Egli, infatti, spulciando il malloppo del Piano Draghi, annotando tutti i numeri delle assegnazioni previste per il Mezzogiorno, è arrivato alla conclusione che solo 22 mld prendono l’autostrada del Mediterraneo!
Se cosi è, paradossalmente, sta per essere consumata, ai danni dei meridionali, la più grande rapina di tutti i tempi, con l’aggravante che i soldoni a prestito del recovery fund, dovranno essere restituiti dai  Fratelli d’Italia, tutti insieme affettuosamente.
Se cosi è nessuna meraviglia se Milano – Roma si percorre in meno di tre ore e Napoli – Palermo in poco meno di 10; se il pnrr  “vagheggia” sulla rete ferroviaria e autostradale Napoli – Bari, e non considera altro sotto il capoluogo del tavoliere pugliese: per esempio l’elettrificazione della linea ferrata Reggio Calabria – Bari  o la 106 ionica, meglio conosciuta come la strada della morte.
E’ pur vero che con il DL. 32 del 2019, detto sbloccacantieri, furono individuate 44 opere infrastrutturali da realizzare sotto la conduzione di 13 commissari straordinari. Il Sud era interessato al progetto per un  importo di 3,7 mld. e la Calabria era ben presente  con due opere: il potenziamento e l’elettrificazione del collegamento ferroviario Lamezia – Catanzaro Lido e la trasversale delle Serre.
Allo stato su tutto aleggia una gran confusione mentre da ogni dove si fa a gara, da parte dei politicanti di mestiere di arrogarsi i meriti di opere che sono solo in  mente Dei.
Di certo c’è che il Recovey plan o Pnrr che dir si voglia sembra presentare vistose lacune aritmetiche da chiarire con cortese sollecitudine:  i millantati miliardi per il sud sono 83, 35, 22 o 13?
Interrogati gli aruspici, naturalmente sudisti, dopo una approfondita analisi delle viscere di un malcapitato animale hanno sentenziato: c’è nell’aria un brutto olezzar …