AULA BUNKER A LAMEZIA: È PROPRIO UNO SCIPPO A CATANZARO?
Non c’è alcuna condivisione tra gli intenti catanzaresi e lametini.

Apprendo dalla stampa del luogo che otto associazioni, compreso l’ordine forense catanzarese,  protestano e si ripromettono di dar battaglia legale, perché, per la prima volta nella storia, la scelta dell’ubicazione dell’aula bunker a Lamezia, ha ubbidito a criteri di buonsenso e  ragionevolezza rifuggendo dai soliti sistemi  clientelari e di malcelata convenienza nel favorire gli amici, parenti e conoscenti. A parte il lungo elenco delle decisioni prese dalla classe politica catanzarese non all’insegna di creare una distribuzione equilibrata delle risorse economiche con i paesi satelliti orbitanti nella sua sfera, anche questa volta, e non se ne fa mistero, le associazioni di ogni ordine e grado – relata refero – lamentano il “danno ingente anche in relazione alla perdita di tutte quelle attività di contorno scaturenti dalla presenza di migliaia di persone in città per lunghi periodi” e concludono sostenendo che “Catanzaro, da questa faccenda, non può e non deve uscirne impoverita. E nemmeno umiliata”.
E’ lapalissiano, non conta il fatto che la scelta avvenuta sia la più conveniente dal punto di vista logistico ed economico – sono milioni di euro che si risparmiano e nel contempo si mette a reddito una partecipata regionale, una fondazione in house –  bensì assume valore esponenziale la perdita del reddito e la deminutio (?) del prestigio che potrebbe avere la città dei tre colli.
Senza trascurare poi la “preoccupazione” che finisca a rotoli la tensostruttura ubicata nella landa di Siano e che Fondazione Terina potrebbe diventare la sede fissa per circostanze di questo genere che, in verità non costituiscono assolutamente né l’aspirazione né, tantomeno l’ambizione dei lametini.
Diventa, invece, preoccupante la logica per la quale – e questa è l’ennesima prova provata di quanto è sempre avvenuto in questa regione (non dimentichiamo la rivolta di Reggio Calabria) -tutte le fonti di risorse pubbliche devono essere accentrate in Catanzaro, anche al di fuori ed oltre tutte le possibili indicazioni di norme e decreti, come avvenuto in campo sanitario.
Non a caso in alcuni articoli pubblicati da questo web journal, qualche giorno fa, si è parlato degli sperperi di ingenti risorse economiche nella gestione sanitaria regionale sostenendo che il gen. Cotticelli ed i commissari regionali avrebbero dovuto iniziare proprio da quel bandolo la “sanificazione” economica e strutturale della partita che prosciuga ben il 65% del deficitario bilancio regionale.
E’ di questi giorni la notizia che la commissione straordinaria della azienda sanitaria provinciale di Catanzaro ha portato a termine l’indagine relativa alle spese di affitto pagate a privati pur in presenza di una grande disponibilità di locali di proprietà.
Sono 21 gli immobili in fitto –  la quasi totalità è in Catanzaro –  ove si spende per questa voce oltre 1 milione di euro l’anno con “contratti affetti da evidenti motivi di illegalità”, con modalità di scelta dei locali “irrituali”, con rinnovo “automatico” dei contratti, con spese che sono “un esborso continuo”  e con la “ipotesi di dismissione di tutti gli immobili” come riportato dalla delibera n. 368 del 23/06/ ‘20.
Relativamente, poi, alla legge n. 1 del 30.04.20 – manutenzione normativa” per integrare l’azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio con l’azienda universitaria Mater Domini –   progettata ed eseguita nel più impenetrabile dei silenzi, già  non approvata dal Consiglio dei Ministri nel 2019, è  emersa la grande verità: essa fu rigettata  non per la presenza dell’ospedale lametino  nella coalizione, ma solo per problemi di tutela dell’autonomia universitaria del Policlinico di Germaneto..
Comunque al di fuori di questo intricato puzzle politico che ubbidisce solo a desiderata di becero campanilismo, come quello sbandierato in occasione dell’Aula bunker, non ci sono giustificazioni da opporre né alle associazioni catanzaresi, né tanto meno a Tallini ed Abramo.
V’è solo da registrare che non c’è alcuna condivisione tra gli intenti lametini e quelli catanzaresi.
La nostra è una città che vive di agricoltura di eccellenza, di commercio, di artigianato e deve sviluppare le risorse ambientali, termali, l’area industriale e litoranea.
Lo tenga ben presente l’attuale amministrazione della nostra città ed il sindaco Mascaro che ancora oggi ritiene di poter intrattenere rapporti di buon vicinato e non viene nemmeno reso partecipe della decisione presa per l’aula bunker nel territorio di Lamezia Terme in sede ministeriale, mentre sono presenti il Sindaco ed il Presidente del Consiglio di Catanzaro.
Lo tenga ben presente anche il  Presidente del Consiglio Comunale lametino   che, appena qualche mese fa, aveva proposto un incontro congiunto  dei consigli comunali delle due Città.
Fortunatamente si è trattato soltanto di un abbaiare alla luna.