HA SENSO PER NOI CALABRESI E LAMETINI LA FRASE DI GALILEI “E PUR SI MUOVE”?
Si percepiscono deboli segnali di cambiamento ma al centro ed in periferia pervade l’atavico individualismo

Mi sono ricordato di questa celebre frase attribuita al grande Galileo Galilei in presenza di due recenti avvenimenti, uno di carattere regionale, l’altro cittadino. Il primo consiste nelle nomine dei nuovi componenti del Consiglio di amministrazione della S.A.Cal. e, segnatamente, della elezione del suo presidente. Il secondo riguarda la consapevolezza che ha acquisito il sindaco di Lamezia Terme in relazione alla condizione di debolezza in cui versa la  sanità lametina; con riferimento ad essa ha chiesto di poter partecipare al prossimo tavolo di concertazione tra il ministero della sanità e quello dell’università a cui è stata invitata la regione Calabria.
Per quanto riguarda il primo aspetto, come lametino sento di dover esprimere una sentita soddisfazione perché, finalmente, il presidente  del Consiglio di amministrazione della S.A.Cal. non è un impiegato della pubblica amministrazione o un libero professionista, scelto magari tra gli “amici” più prossimi del politico regionale più potente del momento, a ricoprire questo ruolo, ma è  un manager con una lunga esperienza nel campo dell’aviazione e del trasporto aereo. Ai miei occhi, questo dato è un risultato di non secondaria rilevanza.
Nel corso dell’ultimo periodo si è giunti alla decisione, che io giudico scellerata per la crescita del servizio del trasporto aereo della regione, di addossare alla S.A.Cal. l’amministrazione degli altri due aeroporti calabresi, Reggio Calabria e Crotone, che avendo entrambi un irrilevante traffico annuo di passeggeri e perciò in deficit perenne e con i conti dei bilanci sempre in rosso, servono a poco o nulla. La soluzione più opportuna, ma che richiede coraggio in colui o coloro cui toccherebbe di prendere la decisione, sarebbe quella di sopprimerli. C’è da sperare che il nuovo presidente S.A.Cal. si muova nel modo più efficace possibile per perseguire l’obiettivo di rendere il servizio aereo della Calabria  sempre più produttivo in termini economico-finanziari, ma non solo.
La logica che sottostà al mantenimento dei due citati aeroporti – anche dopo aver creato quello internazionale nell’area centrale della Calabria portandoli a tre in una regione, la Calabria, in cui lo scalo aereo lametino basta e avanza – è la medesima che agli inizi degli anni Settanta portò a suddividere, tra le tre province allora esistenti, in lotta feroce tra di loro,  le istituzioni che si stavano formando (ente regione ed università) e gli altri provvedimenti di natura prevalentemente industriale contenuti nel cosiddetto “Pacchetto Colombo”: accaparrarsi  ognuna un pezzo di ciò che il mercato governativo offriva in quella congiuntura. Il risultato cui si pervenne fu che si ebbero gli uffici regionali suddivisi tra Catanzaro e Reggio Calabria; tre università, una per ogni provincia; le industrie, grandi e medie, disseminate un po’ su tutto il territorio regionale. Una pioggia di provvedimenti ubicati secondo un unico criterio di valutazione:  che si dovessero accontentare le bramosie e  l’atavico individualismo del ceto politico calabrese che chiedeva che così si dovesse procedere in modo che ognuno potesse avere la sua fetta di beni da amministrare e su cui lucrare.
Non quindi un discorso unitario e globale che concentrasse tutto nel territorio baricentrico di Lamezia a servizio dell’intera regione, come la logica conseguenza della creazione della città della Ninfa Terina consigliava si dovesse procedere; ma il perseguimento dell’obiettivo di suddividere  quanto più possibile quello che veniva offerto in modo che tutti potessero sentirsi accontentati. Quanto questa suddivisione potesse giovare allo sviluppo ed all’efficiente funzionamento delle istituzioni  e delle industrie che si andavano creando era una domanda che nessuno si poneva; importante era che ciascuno ne avesse un pezzo.
La medesima logica presiede oggi al mantenimento in attività di tre aeroporti, due dei quali andrebbero, come ho scritto sopra, aboliti per evitare di sperperare i finanziamenti e rendere quello ubicato al Centro della Calabria efficiente e funzionale per servire, meglio che sia possibile, l’intera regione ed i suoi cittadini.
Anche per quanto riguarda Lamezia si ha l’impressione che qualcosa si muova in direzione di una maggiore attenzione verso i problemi strutturali che da decenni sono in attesa di risoluzione, ma dei quali questa amministrazione, almeno per ora, sembra non intenda occuparsi ritenendosi soddisfatta di poter gestire i problemini che quotidianamente si presentano alla ribalta cittadina.
E tuttavia, nei giorni scorsi il sindaco ha riunito i suoi colleghi del comprensorio e con essi ha esaminato la situazione della sanità lametina in correlazione con quella catanzarese.   
La decisione del primo cittadino di occuparsi della sanità della nostra città è da condividere e va incoraggiata e supportata. Cosi come bisogna sostenere l’iniziativa di chiudere, per ora alla fine della settimana, per alcune ore serali, il corso Numistrano al traffico veicolare e renderlo disponibile per il passeggio, il godimento e lo svago dei cittadini.
Non è per nulla certo che la richiesta del sindaco lametino di sedersi al tavolo di concertazione cui sopra ho fatto cenno sarà accolta. La richiesta comunque mi sembra ragionevole perché la presenza del primo cittadino avverrebbe in rappresentanza dei sindaci del comprensorio. E questo rafforzerebbe le motivazioni delle sue eventuali richieste. Ci si accorge finalmente che Lamezia è il cuore di un vasto entroterra (hinterland) rispetto al quale, fin dalla sua creazione, la nuova città avrebbe dovuto svolgere una funzione di raccordo territoriale e ricomposizione economico-sociale.
D’altro canto, considerando che la sanità  regionale  nel suo complesso è in uno stato di sfacelo (ricordiamo di sfuggita alcuni dei buchi neri in cui è sprofondata: è da oltre dieci anni sottoposta al commissariamento di un commissario ad acta, appunto,  per l’attuazione di un piano di rientro; due delle sue aziende sanitarie provinciali, Reggio Calabria e Catanzaro, sono state sciolte per infiltrazioni ‘ndranghitiste; il policlinico Mater Domini avrebbe un deficit accumulato di oltre un centinaio di milioni ed infine, ma solo per fermarci qui, quest’anno il saldo tra la mobilità passiva e quella attiva si aggirerebbe, secondo quanto ha dichiarato ai giornali l’assessore regionale al bilancio, ad oltre 200 milioni di euro….) non è per nulla scontato  che il governo, rappresentato dai due ministri, acceda alle richieste dei catanzaresi e s’imbarchi in una operazione che porti alla integrazione degli ospedali di Catanzaro.
E tuttavia penso che queste condizioni di disastro in cui versa la sanità calabrese non debbano far deflettere l’amministrazione comunale dall’occuparsi con continuità  e tutto l’impegno possibile di quella lametina perseguendo l’obiettivo di renderne sempre più efficiente e completa l’offerta in termini di assistenza e cura.