LA NATURA, MUSA DI POETI E ARTISTI, OGGI È MINACCIATA DAL PROFITTO
Urge un cambiamento di mentalità, tutelare i beni naturali per scongiurare la fine dell’umanità

Sempre più oltraggiata dagli interventi distruttivi dell’uomo, la natura lancia oggi un silente appello a tutti gli uomini, affinché si possa ristabilire il legame che da secoli ha connesso indissolubilmente e biunivocamente l’umanità ad essa. Se la natura soccombe, soccombe l’umanità. L’uomo moderno ha sconvolto l’ambiente e i ritmi della natura con l’inquinamento dell’aria e delle acque – a causa dell’emissione di gas velenosi nell’atmosfera e lo sversamento di liquami inquinanti nei fiumi e nei mari – con l’avvelenamento della terra, divenuta discarica di rifiuti tossici. A nulla sono valsi finora i tentativi di ridurre i veleni che uccidono la natura, né sono stati rispettati i trattati internazionali. Anzi, negli ultimi tempi si è assistito a una netta inversione di tendenza, che se non sarà fermata porterà il mondo intero a un punto di non ritorno.
Eppure la natura ha svolto un ruolo fondamentale in tutto lo scibile umano, ha orientato la vita di agricoltori, navigatori, scienziati e artisti, senza tralasciare le influenze, a volte totalizzanti, esercitate sulla letteratura e in particolare sulla poesia. Spesso interpretata in maniera contradditoria, la natura è presente in versi e produzioni artistiche, sia sotto l’aspetto benigno sia sotto quello maligno. La natura madre e matrigna del vate di Recanati, che tanto ha influenzato la vita e l’opera del poeta, cantata, descritta, ammirata da Leopardi che ne ha colto i segni della Madre e della matrigna, un’ambivalenza che nel mondo odierno in particolare si riscontra a tutte le latitudini. La natura Madre che accoglie e regala paesaggi e viste paradisiache e la natura matrigna che causa morte e distruzioni tra terremoti, alluvioni, frane sono aspetti dibattuti nella letteratura antica e moderna. Non è un caso se grandi autori del passato hanno osservato e descritto ‘’le cose della natura’’, da Lucrezio a Telesio, cercando di spiegare gli aspetti sconosciuti e perciò misteriosi del mondo naturale. Non è un caso se in quasi tutti i poeti italiani e stranieri le visioni naturalistiche sono state cantate e considerate come ispiratrici di prose e rime. Non è, infine, un caso se la grande maggioranza di pittori e scultori hanno raffigurato i vari aspetti della natura nelle loro opere d’arte. Come non citare la contemplazione leopardiana de ‘’l’ermo colle’’ dell’Infinito, o la visione nella Ginestra del Vesuvio come senso di pace e nel contempo di strage. È lo stesso idillio della natura che nasconde l’altra faccia di essa, quella violenta e tragica, troppo spesso determinata dall’incuria dell’uomo.
La ricerca della pace nella natura spinge alcuni uomini di oggi a ristabilire l’antico rapporto descritto nelle Bucoliche di Virgilio: quanti i giovani che si dedicano all’agricoltura per salvare l’ambiente e distaccarsi da una società sempre più innaturale? E quanti, anziani e giovani, sognano di poter vivere nei paesaggi incontaminati che i grandi artisti hanno raffigurato nei loro quadri? Paesaggi scomparsi, a cui gli animi più sensibili anelano di ritrovare o di ristabilire, consci del fatto che un uso sconsiderato delle risorse e i danni provocati alle foreste hanno mutato il clima e porteranno alla distruzione del mondo. Urge un cambiamento di mentalità: mettere da parte il profitto e tutelare i beni naturalistici per scongiurare la fine dell’umanità e vivere a contatto con le bellezze del creato.