LA SITUAZIONE ECONOMICA È CARENTE PER TRASFERIMENTI STATALI ED EVASIONE DEI TRIBUTI LOCALI
La programmazione della nuova città non indica dove attingere le risorse economiche per risolvere i problemi e renderla compiuta e vivibile.

Seconda parte

Una seria programmazione dovrebbe iniziare con una domanda: da dove si prenderanno i soldi per risolvere i problemi della città e renderla finalmente compiuta e vivibile? È risaputo che due sono le fonti principali: i tributi dei cittadini e i trasferimenti dello Stato. Senza di essi non si va da nessuna parte. Come stanno le cose dal punto di vista finanziario nelle casse del comune? Dalle linee programmatiche che il sindaco lesse all’inizio della sua prima legislatura (il programma della presente  legislatura letto in data 19 febbraio 2020 non è stato ancora pubblicato nel sito del Comune…), nel giugno 2015, ho appreso che … “nessun intervento serio, che possa definirsi tale, non potrà che concentrarsi sulla riscossione dei tributi comunali che ad oggi, per come si evince dal bilancio consuntivo che da quello di previsione, prevede una mancata riscossione pari al 70%”. In altre parole, ciò significava che su cento cittadini di Lamezia solo 30 di essi pagavano i tributi.
Mi domando: la situazione di evasione tributaria permane o a partire da quella data vi è stato posto rimedio perché nei suoi tre anni di sindacato il primo cittadino di Lamezia si è concentrato su questo grave problema per risolverlo? Perché, se la risposta alla seconda parte della mia domanda è negativa, sarà bene sapere che senza soldi non si approda a nulla e ogni discorso di progetti da realizzare sono pura fantasia e immaginazione. Se a questo si aggiunge che anche i trasferimenti dello Stato sono già ridimensionati, non resta che concludere che i sogni di far diventare Lamezia “bella ed invidiabile” saranno destinati a restare tali e svanire con il tramonto della luna. Insieme allo scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni malavitose, ritengo che la mancata riscossione dei tributi, non addebitabile comunque all’amministrazione del sindaco Mascaro, ma a tutte le amministrazioni che l’hanno preceduta, è la vergogna più grande per il nostro comune. Sorprende tuttavia che nelle sue linee programmatiche il primo cittadino non vi dedichi nemmeno un rigo; così come è sorprendente che nemmeno i partiti ed i movimenti di maggioranza o di opposizione siano abituati a discuterne mai. Né al loro interno, né con manifestazioni esterne. E se ne capisce il perché: non solo hanno paura di accennare al problema, ma questo argomento non crea consenso anzi lo allontana, quindi di esso è meglio starsene alla larga. “Musca e citu”, insomma! Un secondo progetto strategico è la redazione del piano strutturale comunale, che tracci le linee lungo le quali, ordinatamente, la città possa evolvere nel prossimo decennio, al termine del quale sarà necessario aggiornarlo. Bisogna augurarsi che durante questi cinque prossimi anni l’amministrazione sarà capace di concluderne l’iter. In dieci anni, le due amministrazioni Speranza non furono capaci di farlo. Legato alla mancata adozione del Psc c’è l’esistenza di un certo numero di abitazioni abusive. Ignoro quante esattamente siano, ma si parla di parecchie migliaia. Della soluzione di questa situazione, l’amministrazione comunale intende accollarsene l’onere o no? Oppure dobbiamo rassegnarci a vivere in una citta “bella e invidiabile” e con un alto tasso di abusivismo edilizio? Un terzo grosso problema riguarda la risoluzione della sistemazione dei rom concentrati nella baraccopoli di contrada Scordovillo che deve essere smantellata. È un problema grave che si trascina da quasi 40 anni. Nella consiliatura scorsa, il sindaco promise solennemente, sui giornali e nel suo programma, che entro dodici mesi il problema Scordovillo sarebbe stato risolto.  Ne sono passati cinque di anni da quelle “storiche” parole ed il sito è ancora là. Un ulteriore progetto “strategico” concerne l’ampliamento e la funzionalità dei servizi. Mi riferisco alla manutenzione periodica delle vie cittadine che collegano i quartieri della città al suo interno ed il centro con le 36 frazioni e case sparse che fanno parte della città; alla mobilità tramite mezzi pubblici pressoché inesistente, alla gestione del sistema idrico ed a quello dei rifiuti, al sistema della depurazione, allo stato degli edifici scolastici etc. etc. La gestione dei servizi e il suo sempre più efficiente funzionamento rivestono un ruolo essenziale perché concorrono a formare in modo prevalente il contesto di una città e ne facilitano l’insediamento delle attività economiche. Un comune non può direttamente creare posti di lavoro; può invece rendere il proprio territorio appetibile per gli investitori locali e nazionali o stranieri. Un territorio privo di adeguati servizi o con servizi che funzionano male non avrà mai un avvenire di sviluppo perché le attività economiche non lo sceglieranno come proprio territorio d’intrapresa. Se veramente ci teniamo che il nostro territorio sia un obiettivo perseguibile anche con il turismo culturale, un fattore importante è rappresentato dalla cura del patrimonio che in Lamezia è cospicuo. Non ci si può tuttavia limitare al Bastione di Malta, alle sopravvenienze archeologiche di Terina, ai resti del Castello normanno-svevo, alle mura della di Santa Maria di Sant’Eufemia  senza investire sul corso Numistrano; non solo perché, di per sé, è il bene culturale materiale più importante e ricco di storia di Lamezia, ma anche perché lungo di esso o a pochi passi da esso sono allogati tanti altri beni di notevole rilevanza storico-culturale.Nel recente triduo antoniano, per alcune ore, è stata sperimentata la chiusura del corso Numistrano. Subito si sono levate le proteste dei commercianti e di una sedicente associazione dei consumatori. Credo che l’esperimento vada ripetuto sempre più spesso fino a giungere alla sua trasformazione in isola pedonale come è stato fatto per il primo tratto di corso Giovanni Nicotera. Non sarà una impresa facile perché le resistenze saranno forti e verranno da tante parti. Ma sulla salvaguardia e rilancio del corso Numistrano, come sulla capacità di dare soluzione agli altri problemi che ho sopra citato, si giocherà il futuro della città e la capacità dei nostri amministratori di convertirla da semplice immaginazione onirica in reale progetto compiuto.
Conclusione: il mio convincimento è che prima di parlare di Grande Lamezia, di Conurbazione Catanzaro-Lamezia, di Città metropolitana Catanzaro-Lamezia, di Unione di comuni del comprensorio lametino dobbiamo più semplicemente tentare di costruire la piccola Lamezia impegnandoci a far funzionare meglio che sia possibile ciò che già c’è e non funziona o funziona male. Tanto, le altre forme succitate di Lamezia non vedranno mai la luce, resteranno solo esternazioni retoriche di quattro amici al bar.