SUVVIA SANTELLI … INIZI A GOVERNARE LA CALABRIA
Basta con video clip, slogan, ordinanze ed assordanti silenzi.

Quella che fino a ieri era solo una sensazione oggi è diventata una percezione e mi auguro, nell’ interesse di tutti i calabresi, che non diventi una certezza: la giunta regionale in carica, guidata dalla Santelli richiama alla mia mente la Cena delle beffe di Blasetti, quel melodramma che segnò il passaggio del cinema italiano, controllato dal regime fascista, al neorealismo.
Il perché è presto detto: alla gioia ed all’esultanza di aver eletto alla presidenza regionale l’on. Santelli, prima donna governatrice  in terra bruzia ed ai suoi annunci programmatici, i calabresi – ormai dimentichi anche della sfrenata, entusiasmante  tarantella con la quale la nostra signora  ha salutato  la sua vittoria –  fatto il pari ed il dispari, stanno tirando i remi in barca prendendo, sempre più, coscienza e consapevolezza che dalla padella si sta finendo nella brace rovente e che una regione come la Calabria, non può essere governata con video clip, slogan, ordinanze e… impenetrabili silenzi.
Sono trascorsi otto mesi dall’insediamento della Santelli, per la verità nemmeno molti se si considera la stasi provocata dalla pandemia in tutti i gangli vitali socio economici regionali, ma dopo gli enfatici proclami della stessa a proposito anche della composizione della sua giunta, sono preoccupanti gli stili di vita politica che, ad oggi, non lasciano presagire assolutamente una democrazia partecipata.
Fate caso e vi accorgerete che Nostra Signora ubbidisce ad una precisa strategia della comunicazione – probabilmente appresa ed affinata alla scuola del più grande cazziere italiano, suo emulo – che si concretizza in quella frasetta Content is the King?
Cioè definita la promessa (cosa) il tono della comunicazione (come) ed il destinatario (chi) il resto vien da solo: se è contento il re, se i contenuti hanno un valore in grado di emozionare i destinatari ed interpretare obiettivi di pubblico interesse, hai fatto bingo.
La birichina Jole ha bene appreso l’arte della comunicazione e ne fa splendido uso. Mai contatti diretti con il territorio, “governa” la regione senza parlare alla Calabria, non commenta quanto accade nella regione, presiede una giunta silente ed un parlamentino inconcludente che, a porte chiuse in novanta secondi approva la scandalosa legge che avrebbe consentito l’accumulo del vitalizio e che nell’arco di una settimana l’ha abrogato , impone il bavaglio alla stampa e si autoproclama unica depositaria della verità.
Annuncia, anzi denuncia che in Regione “ci sono 800 persone non si sa a quale titolo e per fare cosa”, ma non dice chi e cosa intende fare, anzi dà la stura al poltronificio (una nuova super commissione che sovrintende all’agricoltura, al turismo ed allo sport, costo per i calabresi 500 mila euro/anno) che fa impallidire quella nota fabbrica italiana esperta nella costruzione di poltrone e sofà;  spende 11 milioni di euro per “cambiare i colori della regione “ –  dal grigio/nero al giallo, all’arancione e a tutta la scala cromatica – dando l’incarico a  Muccino, regista dell’amore che farà innamorare il mondo della Calabria per la realizzazione di un cortometraggio, in netta contrapposizione con il suo vice, il non brillante leghista Nino Spirlì, che lo definisce, invece un miracolato che fa film stentati.
Insomma Jolanda furiosa sta amministrando la regione come fosse una regina d’altri tempi, con nomine dirette per costituire il suo entourage, ignorando bandi e concorsi ed amministrando (?) la regione più prendendo le distanze da essa che calandosi, invece, nei suoi annosi problemi.
Non c’è infatti spiegazione alcuna al fatto che turismo ed agricoltura – uniche direttrici di sviluppo economico – sanità e rifiuti, problemi che avrebbero dovuto avere la massima priorità, siano stati trattati invece con attenzionale cecità, perifrasi che sta ad indicare soluzioni tappabuchi senza nemmeno lasciarsi tentare dall’ impostare progetti e definire piani risolutivi.
E’ venuto a mancare infatti quanto enfaticamente era stato annunciato durante la campagna elettorale, cioè quella rivoluzione copernicana, quell’azione riformatrice di cui questa regione aveva bisogno per tentare di intraprendere, una volta per tutte, lo sviluppo tanto agognato ed uscire dal cul de sac  nel quale è stata sempre tenuta da una classe politica cieca, senza arte ma con molta parte…cipazione.
Quel che più sorprende, però è la congiura del silenzio nella quale recita un ruolo di primo piano sia la giunta sia l’intero parlamentino, nel quale non esiste l’opposizione, probabilmente chiusa nel mutismo e nella rassegnazione dopo la “diserzione” dell’imprenditore Pippo Callipo, grande flop regalato alla sinistra ed ai calabresi dal lungimirante Zingaretti.
Parla da sé la giunta regionale che, al di là delle simboliche presenze che annovera, allo stato non brilla certamente per intraprendenza e dinamismo bensì per la sua ragionieristica attività.
In questo bailamme meno male che la Santelli, tra le altre ha mantenuto per sé la delega alla Tutela della Sanità, forse ascoltando quanto qualche mese fa le ha scritto in una lettera aperta, l’ing. Scura, ex discusso commissario regionale: “non faccia risolvere i problemi da chi li ha creati”.
Ing. Scura stia tranquillo, i problemi sono sempre quelli che ha lasciato: la ciurma componente il dipartimento sanitario regionale è là, i cittadini calabresi che vivono, giorno dopo giorno in emergenza sanitaria sono là, il commissario Cotticelli , che l’ha sostituita, chiuso in un assordante silenzio, è là.
L’unica novità è la pandemia e poi… le ordinanze della Santelli, le sue sconsiderate prese di posizione alla continua ricerca dell’elemento cui aggrapparsi per sviare l’attenzione dal grande problema sanitario che affligge i calabresi.
Gustave Le Bon fu il primo studioso del comportamento delle folle ed inventò le tecniche di manipolazione sociale. Ing. Scura sa che le dico? La Santelli deve aver fatto sull’argomento… approfonditi studi.