{"id":2440,"date":"2018-04-02T17:01:37","date_gmt":"2018-04-02T15:01:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wordpress\/?p=2440"},"modified":"2018-04-02T17:01:37","modified_gmt":"2018-04-02T15:01:37","slug":"il-lavoro-che-dobbiamo-inventarci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/?p=2440","title":{"rendered":"Il lavoro \u201cche dobbiamo inventarci\u201d"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify; font-size:14px; \">(r.b.) Mentre i trombettieri di regime, assecondati da ragionieristica contabilit\u00e0, menano vanto sui prodigi dello scorso governo &#8211; un milione di posti di lavoro in pi\u00f9 nello scorso anno &#8211; un quarto della popolazione italiana ha gi\u00e0 oltrepassato la soglia della povert\u00e0. Tanto ci dice la statistica descrittiva che si limita a raccogliere la massa di dati, ma non si fa cenno alla statistica inferenziale che invece utilizza il dato statistico e, fotografando una realt\u00e0, fa previsioni di tipo probabilistico. Nessuno mai avrebbe potuto immaginare che in nome della flessibilit\u00e0 e per conto degli interessi di pochi, i nostri giovani sarebbero stati mandati allo sbaraglio nel mondo del lavoro precario. Di ci\u00f2 e di altro scrive, oggi, il nostro collaboratore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-2441\" src=\"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/1507288504833.jpg-_non_siamo_schiavi____a_palermo_studenti_protestano_contro_l_alternanza.jpg\" alt=\"\" width=\"690\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/1507288504833.jpg-_non_siamo_schiavi____a_palermo_studenti_protestano_contro_l_alternanza.jpg 690w, https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/1507288504833.jpg-_non_siamo_schiavi____a_palermo_studenti_protestano_contro_l_alternanza-300x192.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 690px) 100vw, 690px\" \/><br \/>\ndi Antonello Cristiano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;  font-size:12px; \">Tale uscita costituisce il deus ex machina di ogni dibattito sul tema occupazionale: ma la sua gratuit\u00e0 non deve indurci a sottovalutare i machiavelli che si celano dietro la bonariet\u00e0 indifferente del costrutto. La volont\u00e0 del diavolo \u00e8 attuata soprattutto da chi non la conosce.<br \/>\nIn ambito economico il \u201cliberismo\u201d di derivazione crociana, ha via via acquisito nel suo essere di fatto i caratteri sfrenati e dissoluti di un mercato privo di argine normativo, imploso ed autoreferenziale, sempre pi\u00f9 inaccessibile al comune cittadino che si limita a subirne gli imprevedibili contraccolpi.<br \/>\nLo stato sempre coercitivamente celere nel ricordarci il nostro dovere, annuncia pomposamente per bocca dei suoi emissari che il lavoro, per quanto costituzionalmente diritto, \u201cnon casca dal cielo\u201d, e che il bamboccione \u00e8 appunto colui che si crogiola nell\u2019incapacit\u00e0 \u201cd\u2019inventarselo\u201d.<br \/>\nMa andiamo ad analizzare per bene l\u2019 \u201cassunto&#8221; (nel senso ovvio di congettura, poich\u00e9 qui non si presume di trovare ricette per l\u2019 \u201cassunzione\u201d, n\u00e9 terrena n\u00e9 mistica): che cosa significa oggi inventarsi un lavoro, se non divenire o imprenditori di se stessi o coltivatori indipendenti che, anzich\u00e9 vendere, consumano sul posto i loro prodotti, inaugurando un\u2019economia di sussistenza?<br \/>\nTralasciando quest\u2019ultima ipotesi non certo gradita al mercato in genere, dobbiamo dare al neoliberismo il merito di tenere accesa la posta in gioco, iniettandoci gli occhi di sangue, e preservando dalla ruggine le armi del vicendevole agguato. A ben rifletterci nulla mantiene in s\u00e9 la primitiva affermazione dell\u2019io, l\u2019ordinario concetto di conservazione, come l\u2019economia: sebbene la contesa non avvenga pi\u00f9 sopra la coscia del cinghiale, ma sullo sterco monetato.<br \/>\nIl neoliberismo invita insomma il levriero a correre giocando sulla certezza del suo amor proprio. Nessuno di fatto, in un mondo di sciacalli, sar\u00e0 mai propenso ad ammettere di essere meno astuto del prossimo e di non essere capace nella bisogna di sottrarre con violenza il boccone da qualche mascella. Ma il sistema piramidalmente abietto far\u00e0 sempre si che per ogni boccone nostro (nient\u2019altro che un misero boccone) qualcuno al piano superiore ingoier\u00e0 un arrosto.<br \/>\nAlla luce della storia, quella italiana, quattro lustri di governo improntati su questo sistema hanno accompagnato l\u2019agglutinarsi di una precariet\u00e0 di costume prima ancora che lavorativa. Il single privo di sostrato, avviticchiato ad un lavoro instabile, con l\u2019orologio costantemente alla mano, \u00e8 assurto a modello dei nostri tempi. La famiglia classicamente intesa \u00e8 oggimai un lusso per pochi eletti. Gi\u00e0 molto \u00e8 contentarsi di un salario, comunque sia. Ad indice della nostra impotenza a trascendere lo stato attuale sta la consapevolezza, mai efficacemente impugnata, che l\u2019avvenire non si costituisce nei compromessi, e che l\u2019idea di un presente senza futuro, di un vivere alla giornata, \u00e8 proprio ci\u00f2 che propugnano i fautori dello sciacallaggio morbidamente detti: \u201cneoliberisti\u201d.<br \/>\n\u00c8 dai tempi dell\u2019industrializzazione pi\u00f9 remota che il plusvalore produttivo \u00e8 adoperato a detrimento dell\u2019operaio stesso. Oggi, alla vecchia faccenda degli investimenti in macchinari che riducono la necessit\u00e0 della manodopera, deve aggiungersi la moda delle imprese che sbaraccano nella nazione di origine per ricostituirsi in paesi fiscalmente pi\u00f9 golosi.<br \/>\nOgni imprenditore, anche il pi\u00f9 onesto, accarezza col pensiero un\u2019epoca a venire in cui ai fini della produzione non sar\u00e0 pi\u00f9 indispensabile il contributo operaio. Le imprese per intenderci non sono \u201cFatebenefratelli\u201d: il loro fine non \u00e8 la comunione ma l\u2019introito<br \/>\nPer la tal causa l\u2019idea dell\u2019imprenditore \u201cche da pane\u201d, l\u2019idea del magnate a cui deve essere demandata l\u2019esclusivit\u00e0 della ripresa, \u00e8 lo strumento pi\u00f9 confacente a questa logica aberrante, sebbene smentito a pi\u00f9 riprese. Ci si \u00e8 ritratti da un po\u2019 di tempo a questa parte in una sorta di assistenzialismo aziendale, per cui le imprese assumono e procedono solamente in virt\u00f9 dei fondi erogati. Il perch\u00e9 non si inverta la rotta \u201cfinanziando\u201d direttamente il consumatore, perch\u00e9 \u201cfinanzi\u201d a sua volta con le sue transazioni l\u2019impresa, come \u00e8 avvenuto in miglior tempo, \u00e8 facilmente comprensibile.<br \/>\nTale genere di economia, cos\u00ec com\u2019\u00e8 strutturata, creer\u00e0 sempre un margine di sommersi, constando essenzialmente di ciechi o, meglio, di occhiuti spostamenti di grossi capitali. Sar\u00e0 pertanto sempre necessaria, a tutela dei \u201cmeno furbi e dei \u201cmeno intraprendenti\u201d, l\u2019esistenza di un welfare, di una porzione pubblica inalienabile che funga da paracadute, anche perch\u00e9 spesse volte la mancanza di furbizia e di intraprendenza coincide con l\u2019onest\u00e0 civile.<br \/>\nIl neoliberismo, ovvero la privatizzazione coatta e definitiva a cui pi\u00f9 meno inconsapevolmente aspirano, strizza l\u2019occhio al concetto pi\u00f9 deteriore di giungla e di primitivismo, sebbene in livrea di servizi eccellenti e di progresso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(r.b.) Mentre i trombettieri di regime, assecondati da ragionieristica contabilit\u00e0, menano vanto sui prodigi dello scorso governo &#8211; un milione di posti di lavoro in pi\u00f9 nello scorso anno &#8211; un quarto della popolazione italiana ha gi\u00e0 oltrepassato la soglia della povert\u00e0. 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