{"id":3542,"date":"2019-08-27T21:01:00","date_gmt":"2019-08-27T19:01:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wordpress\/?p=3542"},"modified":"2019-08-27T21:01:00","modified_gmt":"2019-08-27T19:01:00","slug":"note-a-margine-sulle-autonomie-regionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/?p=3542","title":{"rendered":"NOTE A MARGINE SULLE AUTONOMIE REGIONALI"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">E&#8217; stato merito di questo giornale avere affrontato molti mesi fa il tema delle autonomie regionali che sar\u00e0 sottoposto all&#8217;esame del futuro governo.<br \/>\nLombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno fatto richiesta di autonomia differenziata, secondo quanto previsto da una modifica della legge costituzionale gi\u00e0 in\u00a0 vigore dal mese di ottobre del 2001. La modifica concerne gli articoli 116 e 117, che specificano le materie di legislazione concorrente riguardanti le richieste di autonomia delle Regioni a statuto ordinario.<br \/>\nTra queste materie ci sono l&#8217;organizzazione della giustizia di pace, la tutela dell&#8217;ambiente e dei beni culturali, il commercio con l&#8217;estero, le reti di trasporto, l&#8217;istruzione. Per il conseguimento di tali obiettivi specifici \u00e8 previsto che le Regioni richiedenti l&#8217;autonomia possano trattenere una parte delle entrate fiscali regionali che attualmente vanno allo Stato.<br \/>\nQuest&#8217;ultimo punto, insieme all&#8217;autonomia scolastica, costituisce il nodo delle contrapposizioni tra Regioni, partiti e in genere Settentrione e Meridione d&#8217;Italia.<br \/>\nLo specchietto preparato dagli specialisti per la discussione dimostra che la voce pi\u00f9 consistente dei bilanci regionali \u00e8 proprio riferibile alle spese per l&#8217;istruzione. E&#8217; anche evidente la notevole differenza di spesa\u00a0 in tale settore tra le regioni che hanno richiesto l&#8217;autonomia e le regioni meridionali in genere.<br \/>\nAllego, per concretezza, il quadro sintetico di spesa statale regionalizzata tratta dalla <strong>stima per l&#8217;anno 2017\u00a0<\/strong>presente nel documento MEF (Ministero Economia e Finanza del gennaio 2019 .<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3546 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/fig.1.png\" alt=\"\" width=\"630\" height=\"335\" srcset=\"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/fig.1.png 630w, https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/fig.1-300x160.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal quadro si evince <strong><em>una spesa pro capite\u00a0<\/em><\/strong>per ogni Regione sulle funzioni richieste dalle tre Regioni del Nord. Quello che preoccupa \u00e8 la notevole differenza di spesa per l&#8217;istruzione tra le tre Regioni richiedenti e quelle meridionali (es. Lombardia 789 euro contro Calabria 1.109). Differenza che in parte si giustifica con la maggiore anzianit\u00e0 dei docenti al Sud e con la presenza di classi con pochi alunni in zone disagiate e montagnose come \u00e8 per la Calabria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto detto giustifica le preoccupazioni di chi teme l&#8217;autonomia regionale, e la pressione sul governo di chi invece la pretende.<br \/>\nAnche in questo caso per capire riporto la parte pi\u00f9 significativa dell&#8217;<strong>art. 119 della Costituzione<\/strong>:<br \/>\n<em>\u201c I Comuni, le Province, le Citt\u00e0 metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.\u00a0 I Comuni, le Province, le Citt\u00e0 metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.\u00a0 La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacit\u00e0 fiscale per abitante. Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Citt\u00e0 metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.\u201d<br \/>\n<\/em>Ma nell&#8217;art. 119 si dice anche <em>che \u201cper promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidariet\u00e0 sociale,<\/em>per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l&#8217;effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, <em>lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali\u00a0<\/em>in favore di determinati Comuni, Province, Citt\u00e0 metropolitane e Regioni.\u201d<br \/>\nLo Stato quindi, per rimuovere squilibri economici e sociali, pu\u00f2 destinare risorse aggiuntive in favore di Enti locali, prendendole da un fondo perequativo.\u00a0 Ora, se consideriamo che le tre Regioni che finora hanno fatto richiesta di autonomia differenziata producono complessivamente circa il 40% della ricchezza nazionale, si pu\u00f2 capire cosa significa la riduzione della quota fiscale che va allo Stato e quindi la possibilit\u00e0 di consentire alle Regioni meno sviluppate di avere fondi a disposizione perequativi. Forse \u00e8 per questo che altre dieci Regioni, tra cui la Calabria, si stanno predisponendo a fare richiesta di autonomia.\u00a0Il rischio non \u00e8 pi\u00f9 di una secessione della &#8216;Padania\u201d come ai tempi di Bossi, ma di un Nord che gelosamente trattiene quasi tutte le risorse che produce, e di un Sud che sar\u00e0 sempre pi\u00f9 destinato al sottosviluppo. \u00a0Inoltre, proprio per l&#8217;art. 119 le Regioni del Nord potrebbero richiedere risorse aggiuntive per raggiungere gli obiettivi previsti dalla programmazione regionale per quelle voci in cui le differenze sono evidenti, come per l&#8217;istruzione.\u00a0Infatti l&#8217;art. 2 del documento sulla spesa statale regionalizzata della <strong>Presidenza del Consiglio dei Ministri<\/strong>\u00a0 prevede che \u201centro un anno dall&#8217;entrata in vigore dei DPCM di individuazione delle risorse, si dovranno determinare i Fabbisogni standard\u201d, attraverso l&#8217;istituzione di un apposito Comitato Stato-Regioni. Il documento citato presenta all&#8217;inizio due specchietti\u00a0orientativi con la spesa regionalizzata\u00a0per abitante\u00a0 sia sull&#8217;istruzione sia complessiva per abitante in ogni Regione, da cui si evince una notevole differenza in pi\u00f9 di risorse per le Regioni meridionali in genere. Questi sono i dati al momento. E&#8217; evidente in quale direzione si muoveranno le tre Regioni richiedenti l&#8217;autonomia ed \u00e8 chiaro che, se non saranno determinati i \u201cFabbisogni standard\u201d, le decisioni saranno prese sulla base della media delle spese per abitante tra le varie Regioni d&#8217;Italia.<br \/>\nLa Costituzione va applicata. Resta agli amministratori regionali, e a quelli calabresi nello specifico, individuare i settori di sviluppo e di interesse primario della Regione e procedere a una programmazione che richieda risorse per i settori che possono far sviluppare la Regione, spendendo i soldi pubblici per il bene pubblico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; stato merito di questo giornale avere affrontato molti mesi fa il tema delle autonomie regionali che sar\u00e0 sottoposto all&#8217;esame del futuro governo. Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno fatto richiesta di autonomia differenziata, secondo quanto previsto da una modifica della legge costituzionale gi\u00e0 in\u00a0 vigore dal mese di ottobre del 2001. 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