{"id":504,"date":"2015-05-18T00:12:54","date_gmt":"2015-05-17T22:12:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wordpress\/?p=504"},"modified":"2015-05-18T00:12:54","modified_gmt":"2015-05-17T22:12:54","slug":"lettera-aperta-al-futuro-sindaco-della-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/?p=504","title":{"rendered":"Lettera aperta al futuro sindaco della citt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/lettera-aperta-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-499\" src=\"https:\/\/www.lameziaterzomillennio.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/lettera-aperta-1-150x150.jpg\" alt=\"man writing a contract\" width=\"178\" height=\"178\" \/><\/a>In questi anni di apocalisse culturale siamo rimasti tutti orfani di qualcosa. Sono crollati i vecchi ideali novecenteschi e con essi i principi e le certezze che hanno nutrito la societ\u00e0 e le generazioni: \u00e8 svanito il senso della giustizia, dei diritti e dei doveri, sia sul versante pubblico che su quello privato. La politica e i partiti sono coinvolti in un inesorabile processo di disgregazione del rapporto col sociale che ormai \u00e8 disconnesso.<br \/>\nQuesta deriva ha alterato la tradizionale forma di democrazia di partito e, in questo deficit, si \u00e8 innestata una metastasi, che corrode la politica, i suoi centri nervosi, la sua genetica e produce una democrazia malata, bulimica, mediatica. A questo nuovo organismo si manifesta un\u2019adesione non pi\u00f9 partecipe dei destini del partito, delle idee e della societ\u00e0 che esso esprime, ma un\u2019adesione alla \u201cgriffe\u201d, al \u201cbrand\u201d e quindi al leader che lo cura.<br \/>\nLa mutazione genetica della politica corrompe, a scalare, anche le competizioni locali, dove ogni contendente assume le prerogative del leader, costruisce un suo brand e chiede adesioni a slogan su cui vengono impostati i programmi. La presenza sui media diventa ossessiva e strategica ai fini della buona riuscita della competizione. Gli annunci di opere, progetti, eventi si susseguono senza soluzione di continuit\u00e0 in una girandola impazzita in cui la citt\u00e0 finisce per diventare un luna park, un paese dei balocchi, una California in salsa casereccia.<br \/>\nIl mito dello sviluppo, in una visione distorta, partorisce visioni da incubo sviluppista e, nella vulgata mediatica, Lamezia assume i connotati di \u201dmetropoli diffusa\u201d (che \u00e8 poi un ossimoro, una contraddizione in termini), oppure di una citt\u00e0 comprensorio, addirittura una citt\u00e0 regione; in una fiera delle assurdit\u00e0 e delle banalit\u00e0 da annuncismo parossistico. In questo vortice di banali originalit\u00e0 (questa volta l\u2019ossimoro \u00e8 efficace), le terme assumono il ruolo di \u201cvolano di uno sviluppo turistico che cambier\u00e0 le sorti del territorio\u201d, tanto annunciato quanto improbabile; i sette chilometri di costa\u00a0 inducono a definire Lamezia \u201ccitt\u00e0 di mare\u201d, nonostante sia storicamente e indiscutibilmente, a forte vocazione agricola, commerciale e artigianale; mentre \u201cl\u2019area industriale pi\u00f9 grande del mezzogiorno\u201d ci proietta, in queste iperboliche visioni, in un futuro industriale a cui tutta la nazione guarder\u00e0 con meraviglia e ammirazione; e poi porti turistici, centri fieristici, autodromi, metropolitane ed altre meraviglie disegnano una infinita casistica di citt\u00e0 fantastiche, da fare invidia al grande Italo Calvino, che nel suo \u201cpoema d\u2019amore alle citt\u00e0\u201d, LE CITT\u00c0 INVISIBILI, sogn\u00f2, invent\u00f2 e descrisse \u201cappena\u201d 55 miniature di citt\u00e0, nel labirinto della fantasia.<br \/>\nMa il suo era un viaggio fra storia, utopia, immaginazione, desiderio, memoria, frammenti, visioni da poeta della citt\u00e0. Le citt\u00e0 ideali dei nostri competitori sono, ovviamente, visioni improbabili di uno sviluppo malato e distorto dall&#8217;idea che il progresso sia un illimitato aumento di quantit\u00e0 edilizie, piuttosto che di qualit\u00e0 della vita dei cittadini. I nostri tentano di far sognare ad occhi aperti uno sviluppo declinato ad un futuro senza passato e senza storia. Ma pu\u00f2 esistere un futuro senza passato? Pu\u00f2 esistere una citt\u00e0 senza storia, senza radici, senza identit\u00e0?<br \/>\n&#8211; La citt\u00e0 \u00e8 la forma spaziale di un\u2019identit\u00e0 collettiva, \u00e8 al tempo stesso concretezza e memoria vocazione e paesaggio, \u00e8 la materializzazione di una cultura.<br \/>\n&#8211; La citt\u00e0 non \u00e8 mai solo un luogo fisico, \u00e8 soprattutto una forma che rispecchia la visione di mondo dei suoi abitanti.<br \/>\n&#8211; La citt\u00e0 antica \u00e8 una visione intrisa di arte, cultura, politica, lavoro, economia, la citt\u00e0 contemporanea \u00e8 ormai l\u2019immagine spaziale dell\u2019osceno, dell\u2019ignoranza, del populismo, della speculazione.Il futuro della citt\u00e0 sta nella necessit\u00e0 di ristabilire il legame fra gli uomini, l\u2019ambiente, il territorio agricolo e le vocazioni locali. Bisogna in sostanza declinare al futuro quella dialettica, tipica dell\u2019antichit\u00e0, fra citt\u00e0 e natura, per ridare vita e misura alla citt\u00e0. E\u2019 per queste ragioni, ed altre ancora, che i nostri leader locali devono ripensare i programmi, fatti di slogan e di fantasiose idee, spesso sempre le stesse, ripetute da anni ad ogni competizione elettorale: l\u2019ospedale, le terme, la costa, l\u2019area industriale, non hanno nessun valore presi a s\u00e9 e senza analisi. Non si possono declamare intenzioni, bisogna costruire analisi scientifiche per progetti realizzabili.<br \/>\nDa quanto detto, si evince che la grande assente nei discorsi, nei proclami, nei programmi, \u00e8 l\u2019URBANISTICA, la pianificazione territoriale, le politiche urbane. Ragionarne e proporre un capitolo nei programmi, una discussione collettiva, che riguardi il territorio e la citt\u00e0, significherebbe farsi carico sia delle ragioni dell\u2019ecologia e dell\u2019armatura urbana, sia della tutela della natura e della dotazione delle infrastrutture; della difesa del paesaggio e del miglioramento delle condizioni di vita nella citt\u00e0; dell\u2019agricoltura e del comparto produttivo agroalimentare, il tutto in una logica di studio comparato e di valutazione tecnico-economica fra vocazioni territoriali e costi-benefici delle scelte di pianificazione.<br \/>\nSarebbe utile, cari aspiranti sindaco, aprire una discussione sulle ragioni di questa assenza, che non sono certamente n\u00e9 la fretta n\u00e9 la distrazione, ma forse qualcosa di pi\u00f9 profondo su cui tutti dovremmo interrogarci. L\u2019urbanistica ha la funzione di rispondere alla necessit\u00e0 di tutelare, nell&#8217;organizzazione della citt\u00e0 e del territorio, gli interessi collettivi, di cui la logica del mercato \u00e8 incapace di tenere conto. L\u2019intervento regolatore di tutela degli interessi collettivi spetta alla POLITICA; la formulazione tecnica degli strumenti per il governo delle trasformazioni territoriali spetta all\u2019URBANISTICA, che fornisce le basi alle decisioni della POLITICA. Sembra perfetta, oltre che efficace, a questo proposito, la definizione che ne traccia Francesco Indovina, secondo cui \u201cla pianificazione urbanistica costituisce il prodotto di una volont\u00e0 politica tecnicamente assistita\u201d (altro che \u201cfilosofia\u201d, come spesso erroneamente chi fa politica preferisce definire l\u2019urbanistica).<br \/>\nSempre pi\u00f9 spesso oggi accade che il politico assuma come valori da privilegiare non quelli dell\u2019interesse collettivo, ma quelli dell\u2019individualismo e dei valori immobiliari, cedendo a derive populiste e aderendo a slogan senza fondamento n\u00e9 teorico n\u00e9 tecnico-scientifico, al solo fine di accaparrarsi un effimero consenso, senza storia e senza avvenire. Il \u201crenzusconismo\u201d imperante sta contaminando ogni livello della politica, per cui vale l\u2019annuncio continuo, la novit\u00e0 senza retroterra culturale, stupire per non pensare.<br \/>\nIo ancora credo nella centralit\u00e0 della politica, che non \u00e8 solo quella dei partiti, ma \u00e8 una dimensione esistenziale dell\u2019uomo, che significa partecipazione al governo della Polis, anche attraverso il dissenso, se \u00e8 necessario. Credo nella partecipazione, che diventa esigenza di farsi carico di interessi che non sono solo del singolo, ma di comunit\u00e0 pi\u00f9 larghe fino all\u2019intera societ\u00e0.<br \/>\nCredo in quella cultura che pensa che bisogna guardare al futuro evitando ci\u00f2 che appare utile nell\u2019immediato e selezionare ci\u00f2 che realizza l\u2019interesse generale.<br \/>\nCredo che oggi la critica che dobbiamo farci \u00e8 se sappiamo riconoscere i nostri limiti, se sappiamo considerare non negoziabili le nostre certezze, se sappiamo resistere quando qualcuno ci induce a fare scelte che vanno nella direzione opposta alle nostre convinzioni.<br \/>\nE allora mi domando:<br \/>\n<span style=\"line-height: 1.714285714; font-size: 1rem;\">&#8211; \u00e8 capace la nostra citt\u00e0, nei ceti dirigenti che essa esprime, di pensare in questo modo?<br \/>\n<\/span>&#8211; Oppure \u00e8 inevitabile che tutti siamo condannati alla prassi del giorno per giorno, del consenso immediato?<br \/>\n&#8211; E\u2019 davvero fatale che la politica coincida con la tutela degli interessi immediati espressi da gruppi ristretti?<br \/>\n&#8211; Oppure deve farsi carico anche degli interessi dei pi\u00f9 deboli, di quelli che non hanno peso sociale, di quelli che non hanno peso elettorale, di coloro che non sono ancora nati, delle generazioni future?Io credo che noi abbiamo il dovere di fare tutto quanto \u00e8 nelle nostre possibilit\u00e0 perch\u00e9 ci\u00f2 accada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi anni di apocalisse culturale siamo rimasti tutti orfani di qualcosa. 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