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COTTICELLI, DIMMI CHI SCEGLI E TI DIRÒ CHI SEI
La vicenda del generale Cotticelli oggi non significa nulla ma in futuro servirà agli storici per definire attraverso un singolo episodio paradigmatico la situazione politica italiana. Infatti il licenziamento seduta stante del generale certifica che non si salva nessuno, che non ci sono primi della classe e asinelli, che “l’io l’avevo detto” ripetuto da politici e giornalisti suona in queste ore falso e ridicolo.

di Francesco Scoppetta  / Politica  /  8 Novembre 2020

Nessuno può scagliare la prima pietra. Non si salva nessuno perchè   per mandarlo via gli ha dovuto fare una intervista il giornalista Walter Molino, il quale lo ha sputtanato non con una scrupolosa inchiesta tipo quella di Tommaso Besozzi sulla morte del bandito Giuliano, ma con una sola piccola domanda: scusi, ma Lei l’ha fatto il piano Covid?
Con una sola domanda ha seppellito tantissimi giornalisti calabresi che se la menano. Veniamo ai politici i quali, si sa, sono parolai, ma chi ha nominato e poi rinominato Cotticelli non se la può cavare con il solito “insaputismo” italiano (non sapevo, non credevo che).
Leggete cosa ha detto al Corriere il leghista Zaia, presidente del Veneto, sul caso Cotticelli «La Calabria versa in questa difficile situazione da dieci anni e il commissario è stato nominato proprio dal governo. Ora lo cacciano ma chi lo aveva messo lì? Ci sarà pur un responsabile o no? Il tema è culturale: in Veneto un cittadino non ammetterebbe mai risposte come quelle viste in tivù, da noi pure i bambini ormai sanno quanti posti abbiamo in terapia intensiva. La pandemia dev’essere l’occasione per stanare le sacche di mala gestio che sopravvivono da decenni. E mi lasci dire che questa vicenda è la risposta a chi dice che il Sud ha avuto meno del Nord: forse è un problema di efficienza e responsabilità, non di soldi».
Tutto condivisibile solo che a  Zaia non gli hanno ancora spiegato che Cotticelli l’ha nominato il suo governo amico, il Conte 1 innanzitutto. Come scrive Carlo Macrì sul Corriere “Nel suo lungo percorso militare Cotticelli ha ricoperto incarichi di rilievo. Incarichi e meriti che il governo gialloverde ha pensato, all’epoca, potessero essere un ottimo biglietto da visita per affidargli la Sanità calabrese sommersa da milioni di euro di debiti, circa 300. La ministra 5 Stelle alla Salute Giulia Grillo aveva chiesto a Cotticelli di risanare il bilancio, potenziare gli organici con nuove assunzioni di medici e paramedici, attrezzare gli ospedali con strumenti efficienti e garantire i Lea (livelli essenziali di assistenza).
Nulla di tutto ciò, però, è stato realizzato. Cotticelli, a cui giorni fa era stato prorogato l’incarico per altri due anni, a 9 mila euro lordi al mese, si era pure scordato di attuare il piano Covid. E per questo è stato sollevato dall’incarico dal presidente del Consiglio Conte”
Dunque, non si salva nessuno, il governo Conte 1 che l’ha nominato, il governo Conte 2 che l’ha riconfermato, i giornalisti calabresi che non sono stati capaci in 2 anni di fare quel che ha fatto il giornalista Molino arrivando un giorno in Calabria e ponendo una sola domanda.
Tutti quelli che in queste ore parlano male di Cotticelli e dicono “io l’avevo detto”, sono stati buoni a nulla. Tutti, politici e stampa, informazione e opinione pubblica.
Ma la vera lezione politica da trarre da questa vicenda concerne il modo di governare. Neppure 5 Stelle e Pd, neppure i fenomeni Speranza, Bersani, Zingaretti, Renzi, Di Maio con Giuseppi risolvono problemi complessi per il semplice fatto che non sanno da dove cominciare e non sanno neppure scegliere le persone adatte per affrontarli e gestirli. Sia Cotticelli che il sub-commissario Maria Crocco sono stati messi a fare quello che non potevano fare, non avendo competenze gestionali. Un generale di corpo d’armata, sia pure insignito della Croce al merito per le missioni a Sarajevo e in Borzia Herzegovina, cosa può saperne di bilanci e sanità? Ecco spiegato in due parole il dramma del sistema Calabria (una parte del dramma Italia) dove tutti parlano, scrivono e non si riesce ad affidarsi a competenti.
 A Lamezia ne sappiamo qualcosa con tutti i commissari che abbiamo avuto dopo tre scioglimenti.  Non basta dare ad uno il cappello di “commissario” per risolvere i problemi. Se, come successo in Liguria per il ponte Morandi, scegli Marco Bucci, allora scegli bene e raggiungi lo scopo. Ma se sbagli la scelta la colpa non è del prescelto, è del decisore. Il dramma è che Speranza & i 5 Stelle non amano “gli uomini soli al comando”.
Forse è per questo che non ne azzeccano uno di garbo (v. alla voce Arcuri) e dimenticano che quando un competente onesto come l’avv. Ambrosoli sa dove mettere le mani lo fanno fuori. Questo per ricordare che venire a capo dei debiti della sanità calabrese non sarà più facile che affrontare Sindona e Andreotti.