Non è quella dei ciarlatani di turno, bensì quella bella e selvaggia, orgogliosa e fiera malgrado la pochezza dei suoi uomini politici che, non tenendo conto delle sue origini e di cosa ha rappresentato in tempi lontani, anzi ignorandola, l’hanno seppellita tra le ceneri cancellandone finanche il suo patrimonio tradizionale, le etnie e le religioni diverse senza nemmeno dar vita ad una sua nuova identità culturale.
Faro di civiltà fin dall’età del bronzo, abitata da una serie vastissima di antichi popoli – Aschenazi, Ausoni, Enotri, Itali, Morgeti, Siculi, Lucani, Bruzi e poi greci, romani ed italioti è quindi espressione e risultato di un sincretismo culturale, un processo attraverso cui elementi di culture differenti si combinano creando nuove tradizioni, pratiche o significati, un tessuto culturale dunque ricchissimo e stratificato.
Si può pertanto asserire che esistano più Calabrie, nate dalle diverse civiltà -greca, albanese, romana, bizantina, normanna- che hanno abitato questi luoghi lasciando ciascuna di esse, il proprio contributo storico e culturale.
Nasce quindi, in alcuni di noi, il desiderio di custodire una memoria collettiva che altrimenti rischia di scomparire: quella dei gesti quotidiani, dei volti popolari, dei mestieri dimenticati, delle donne, degli anziani, dei bambini e delle comunità che, nel tempo, hanno ricostruito l’identità della Calabria.
Grazie al contributo di Giuseppe Perri – ideatore del progetto fotografico Fine Art ed al “linguaggio” delle sue ricostruzioni – abbiamo la fortuna di custodire immagini di un passato remoto che continua a vivere nella nostra memoria.
Ritengo dunque d’uopo lasciare alla viva voce dell’artista la presentazione di sé e la descrizione della sua opera “Anime di Calabria”.
“Fin da bambino – egli ci dice – ho coltivato una profonda passione per la fotografia, attratto dalla capacità di un’immagine di fermare il tempo e conservare emozioni, luoghi e persone che altrimenti sarebbero destinati a scomparire. Nel corso degli anni questa sensibilità si è intrecciata con un altro interesse che mi ha sempre accompagnato: la pittura. Ho sempre ammirato la forza evocativa delle grandi opere pittoriche, capaci non soltanto di rappresentare la realtà, ma di trasformarla in memoria e racconto. Dopo il pensionamento, disponendo finalmente di più tempo da dedicare alla ricerca e alla riflessione, queste passioni hanno trovato un punto d’incontro nel progetto “Anime di Calabria”.
Negli ultimi vent’anni ho approfondito lo studio della storia del Mezzogiorno e delle vicende che hanno accompagnato il processo di unificazione italiana. Questa ricerca mi ha portato a interrogarmi sul rapporto tra memoria, identità e narrazione storica, maturando la convinzione che ogni popolo debba conservare il ricordo delle proprie radici per comprendere meglio il presente e immaginare il futuro. Da questa riflessione nasce il bisogno di raccontare una Calabria interiore, lontana dagli stereotipi e dal folklore, fatta di silenzi, pietre, mani segnate dal lavoro, attese, partenze e appartenenze.
Attraverso la fotografia Fine Art, reinterpretata con un linguaggio visivo contemporaneo sospeso tra realtà e memoria pittorica, cerco di costruire un archivio emotivo del Sud: non una raccolta nostalgica del passato, ma una testimonianza culturale rivolta alle nuove generazioni. Ogni immagine di Anime di Calabria vuole essere una domanda prima ancora che una risposta: da dove veniamo, cosa stiamo dimenticando e quale eredità desideriamo consegnare a chi verrà dopo di noi. Perché una terra non vive soltanto nei suoi paesaggi, ma soprattutto nelle anime che l’hanno attraversata.
COME NASCONO LE IMMAGINI DI ANIME DI CALABRIA
Le opere di Anime di Calabria nascono da un percorso di ricerca visiva e narrativa che unisce fotografia, memoria storica e sensibilità artistica contemporanea. Ogni immagine prende forma a partire da fotografie, luoghi, testimonianze, ricordi e atmosfere legate alla cultura popolare del Sud. Questi elementi vengono successivamente rielaborati attraverso un processo creativo che combina linguaggio fotografico e suggestione pittorica, con l’obiettivo di costruire scene capaci di evocare emozioni, memoria e identità.
Non cerco la ricostruzione documentaria del passato, ma una sua interpretazione poetica. Per questo motivo le immagini vengono composte, trasformate e armonizzate fino a raggiungere un equilibrio tra realtà e memoria, tra testimonianza e racconto.
La tecnica utilizzata si ispira alla fotografia Fine Art contemporanea e alla tradizione pittorica mediterranea, con particolare attenzione alla luce, ai volti, ai gesti quotidiani e agli elementi simbolici della cultura popolare. Ogni opera rappresenta quindi non la semplice riproduzione di un fatto o di una fotografia, ma una rilettura artistica finalizzata a custodire e trasmettere una memoria collettiva.
Ripercorrendo tutto il lavoro svolto finora su Anime di Calabria, credo sia utile presentare il progetto come una raccolta di collezioni tematiche, non come un semplice insieme di immagini. Questo dà immediatamente l’idea di un percorso culturale e artistico strutturato che si concretizza nei diversi temi costituenti la Memoria Mediterranea: I custodi della terra, Le donne del sud, Mestieri scomparsi, Giochi di bambini, Il focolare della memoria, Acqua e vita, Volti del tempo, Vicoli di Calabria, Il cammino, Memorie. Le composizioni si distinguono per la loro qualità Fine Art: il dialogo tra ombre e luce, il gusto pittorico d’ispirazione ottocentesca e la costruzione scenica conferiscono all’opera una dimensione museale. Non siamo davanti a una semplice immagine evocativa, ma a una narrazione visiva sul tempo, sulla comunità e sulla persistenza dei riti nella cultura meridionale.“
L’opera colpisce perché non indulge nella nostalgia. Non afferma che il passato sia migliore. Affida invece allo sguardo una verità più profonda: il tempo cambia la forma delle cose, ma non ne cancella l’anima. Il passato sopravvive attraverso un dialogo con il presente; il bianco e il nero che contornano le immagini è linguaggio della memoria, è il tempo che resta inciso nella coscienza collettiva.
I colori caldi rappresentano il tempo attuale, la trasformazione dei costumi. Cambia lo scenario, ma allo stesso tempo conserva il suo nucleo profondo. Il sole assume un valore simbolico: non solo fonte luminosa, ma anche segno di passaggio. Illumina il confine tra ieri e oggi e suggerisce che ogni trasformazione autentica non cancella ciò che la precede, ma la assorbe e la rinnova. La piazza diventa luogo di continuità. Le pietre custodiscono il tempo.
Tutto concorre a costruire una visione in cui la memoria non è immobilità, ma sostanza viva.