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LA NOMINA DI DE BIASE CAPO DI STAFF DEL COMUNE DI LAMEZIA TERME SEGNA DAVVERO L’AVVIO DI UNA NUOVA FASE ORGANIZZATIVA?
Sarò orientato all’ascolto ed al dialogo con la città. Contribuirò ogni giorno a costruire un comune sempre più aperto e vicino ai cittadini, attento ai bisogni delle persone e capace di essere davvero la casa di tutti.

Non ho mai avuto dubbi su Turuzzo tosto garibaldino, letterato e politico, combattente e reduce, personaggio proiettato a passare alla storia della città. Lo conosco dall’agosto di undici anni fa, vale a dire quando fu protagonista di un’azione di protesta – sulla guisa di Pannella – di uno sciopero della fame per fare cambiare al commissario Scura il ridimensionamento dell’ospedale lametino. A giudicare oggi le sorti del Giovanni XXIII, non è che le “proteste” di Turuzzo abbiano avuto un gran successo, ma nel corso di questa nota ve la riproporrò perché mette in luce il carattere di tosto garibaldino del capo di staff del neo sindaco Murone.
A parte la turris aeburnea nella quale sembra sia chiusa tutta la comunicazione tra amministrazione – cittadinanza, cosa mai avvenuta prima, c’è da dire che il bel programma elettorale del sindaco Murone allo stato si sta rivelando solo un libro dei sogni mentre nella realtà i grandi problemi della città non vengono nemmeno sfiorati. Al di là dei quattro rattoppi stradali ai quali si è messo mano in occasione delle feste dei santi patronali della città, le cronache fanno registrare gravi manchevolezze.
Per ben due volte ho inviato al sindaco Murone due lettere aperte, una relativa al suo eccellente programma elettorale e l’altra invece puntualizzante le criticità ataviche di questa fetta di Calabria. Chissà perché e per come tornate al mittente. Certamente non erano zucchero filato come i lettori di questo web journal hanno potuto costatare.
Di contro invece il mio solerte Turuzzu sui social, senza fare riferimento ai miei scritti, ha evidenziato una pletora di ordinari provvedimenti amministrativi che anche se necessari non portano acqua al mulino lametino.
Non mi stanco di ripetere, pertanto, nel pieno rispetto della culture driven che questo lembo di terra deve trovare il suo essere nella piccola e media industria, e nello sviluppo di due settori chiave, quello agricolo e quello turistico, non tralasciando, per quest’ultimo la valorizzazione e lo sviluppo del settore termale (non a caso il nome della città è Lamezia Terme) a meno che la fantasia degli amministratori, passati ed attuali, non vada al di là della “gurna” di Caronte. A tal proposito chiedevo al sindaco Murone, al di là della sua culture driven e se d’accordo, di giocare le sue carte su quanto il buon Dio ci ha regalato, vale a dire la valorizzazione di migliaia di ettari di terreno incolti attraverso la formazione di cooperative serie e lo sviluppo del turismo termale e non. Onestamente nutro seri dubbi sulle teste pensanti in circolazione specialmente se considero quanto avvenuto in questi giorni.
La vicenda della gestione dei fondi PNRR/PINQuA da parte del comune di Lamezia Terme, così come documentata, non rappresenta un mero incidente tecnico – procedurale, ma assurge a paradigma di conclamata incapacità amministrativa. L’analisi dei fatti, al di là della cronaca, delinea un modello gestionale fallimentare che ha prodotto la perdita definitiva di un’opportunità di sviluppo storica per la comunità lametina. Il dato di partenza è incontrovertibile e certificato dagli stessi atti dell’ente.  Il Comune ha dovuto avviare le procedure per restituire allo Stato 3.617.121 euro di anticipazioni ricevute nell’ambito del PNRR per impossibilità a completare i lavori nei termini previsti dallo stesso PNRR.
Il risultato finale di questo processo è un drastico ridimensionamento del programma di rigenerazione urbana: 11 interventi su 16 sono stati esclusi dal perimetro pnrr, vanificando opere attese nel settore degli alloggi sociali, del recupero dei centri storici, della riqualificazione del lungomare e delle aree polisportive. E questo è la materializzazione di un fallimento che va oltre la singola amministrazione diventando, invece la dimostrazione di una cultura amministrativa inadeguata ed incapace ad affrontare le sfide della modernizzazione e dello sviluppo.

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Quanto sopra mi fa venire in mente un aneddoto, risalente ad agosto 2015, di cui Turuzzo fu protagonista per protestare contro il commissario sanitario nazionale – l’ng. Scura – per il ridimensionamento del nostro ospedale ed io il cronista di quella vicenda.  Perché la ripropongo? Solo per annunciare urbi et orbi che da qui a poco seguirò le orme del capo staff per protestare contro la provata incapacità amministrativa della compagine “muroniana” incatenandomi al cancellone del municipio.  Di seguito quanto avvenne il dì della protesta.