Les jeux sont faits. Rien ne va plus. Proprio così, i giochi son fatti, ma c’è poco da stare allegri. Certamente non lo sono i lametini – quelli veri, che della dignità hanno fatto una ragione di vita – perché sul loro petto verrà attaccato, quanto prima, un altro nastrino che dovrà ricordare ai posteri il terzo schiaffone che le Istituzioni hanno inteso dare alla terza o alla quarta città della Calabria. Certamente non lo sono i nostri giovani, già in serie difficoltà occupazionali, che in giro per l’Italia e per il Mondo si portano un marchio così infamante: lametino uguale a mafioso. Checchè se ne dica il gonfalone cittadino si arricchisce di un’altra onorificenza che sicuramente porterà lustro alla già miserabile economia cittadina.
Con l’ormai dichiarato provvedimento la Calabria conquista la pole position nella classifica dei comuni (cinque) che possono vantare ben tre commissariamenti. Seguita dai quattro della Campania e da uno in Sicilia. Per la cronaca gli scioglimenti per “odor di santità” sono 70 in Calabria, 52 in Campania, 43 in Sicilia. Vivaddio almeno in qualcosa primeggiamo!

Ma veniamo a noi. Ormai è guerra aperta tra il sindaco lametino e la commissione d’accesso costituita dal prefetto Luisa Latella, dal ten. col. dei CC. Greco ed dal col. della Guardia di Finanza Ravasi.
L’avv. Mascaro, che già aveva inviato al Prefetto ed allo stesso Ministero degli Interni copiose memorie relative all’attività amministrativa della sua giunta ed alle azioni di contrasto messe in atto per combattere il malaffare, constatata “l’incomunicabilità” degli organi istituzionali, qualche giorno fa annunciava l’inizio dello sciopero della fame contro quello che lo stesso definiva “un comportamento ingiusto” da parte della commissione d’accesso.
Finalmente convocato in prefettura – ieri pomeriggio – l’avv. Mascaro non ha avuto il tempo nemmeno di aprire bocca in quanto nella frazione temporale di un’ora, trascorsa più nell’attesa di essere ricevuto che nel poter addurre sue argomentazioni, gli è stato notificata la richiesta di scioglimento – inoltrata al ministero competente – del consiglio comunale lametino per infiltrazione mafiosa.
Di ritorno dall’incontro in prefettura è stato lo stesso sindaco a comunicare alla stampa ed alla sua giunta la volontà della commissione d’accesso: “ do già per sciolto il consiglio comunale – egli ha detto – qui si sta mandando a casa un’amministrazione senza che mi sia stato dato prima la possibilità di essere ascoltato.
Non più tardi di qualche mese fa, esattamente dopo che gli era stata data notizia dell’ invio della commissione d’accesso, Mascaro, si chiedeva se le norme dello stato di diritto erano state stracciate e se tra Catanzaro e Lamezia Terme non si fosse materializzata l’immagine più deteriore dell’America latina.
Questi gli antefatti. Ma nel tardo pomeriggio di ieri il sindaco uscente ha superato se stesso: ”è un sorpruso. Oggi muore il concetto etico dello stato e venerdì quando si riunirà il consiglio dei ministri, andrò via, ma lo farò a testa alta perché so di aver combattuto una battaglia per l’affermazione della legalità. Non conosco ancora le motivazioni dello scioglimento, ma sono sicuro che le smonterò e che vincerò ad occhi chiusi il ricorso al Tar. Ciò comunque non elimina il gravissimo schiaffo in faccia alla democrazia”.
E così tra il dire e il non dire, anche se volando alto, Mascaro ha fatto balenare un pensiero che non è solo suo: “se volevano prendersi la Sacal questo era l’unico modo e probabilmente ci riusciranno”.
Già nello scorso mese di settembre il nostro giornale titolando “Sacal, la stagione dei bluff è finita o ricomincia?”, trattò questo argomento dando al sindaco la responsabilità di aver commesso grossi errori gestionali: quello di non aver fatto valere, nel cda, il peso del comune di Lamezia Terme, maggiore azionista Sacal; di non aver considerato la pesante presenza del capitale privato lametino e di aver votato De Felice, commissario con pieni poteri. Vale a dire che all’epoca invece del mazziere egli preferì assecondare giochi altrui – country Sacal first – senza nemmeno che si discutessero i protocolli di intesa relativamente a ruoli, responsabilità oggettive di Lamezia, Reggio C. e Crotone ed, infine, di bilanci separati, evitando il calderone unico.
Per il resto prima di andare a fare dichiarazioni di guerra sarebbe opportuno aprire le ante dell’armadio per accertarsi che non ci siano scheletri. La solita radio fante ne conta almeno una decina ed i lametini conoscono bene la realtà del voto di scambio, testimoniato anche da processi in corso d’opera.
Adelante Pedro con juicio, diceva il gran cancelliere Ferrer, al suo cocchiere, invitandolo alla prudenza!
Cosa avverrà adesso? Lo scioglimento del consiglio comporterà la cessazione di tutti gli incarichi ricoperti per conto dell’ente locale. Spetterà alla commissione straordinaria rinnovare le cariche all’interno delle società partecipate o in house.
Intanto i lametini , non scevri di responsabilità, facciano una riflessioncina sulla espressione del voto. Il tempo per “meditare” c’è perché il decreto di scioglimento conserva i suoi effetti per un periodo da dodici a diciotto mesi prorogabili fino ad un massimo di ventiquattro.
A ben vederci, quindi, nel 2019, se tutto va bene!