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CALABRIA MIA, MI VIEN DA PIANGERE Le dimissioni di Pallaria capo della Prociv

Virtualmente sono fermamente deciso a dimettermi prima da cittadino calabrese e poi da cittadino italiano. Certo non per solidarietà con l’illustre “conterroneo”,   ing. Domenico Pallaria, capo della Protezione Civile calabrese, di fresca nomina, ma manager di lungo corso che ricopre ancora molteplici incarichi di alto livello.
Desidero dimettermi da cittadino calabrese perché in questo territorio i “misfatti”  clientelari  sono all’ordine del giorno e vengono sistematicamente “consumati”, ieri come oggi senza escludere alcuno, da tutti i governi che si sono succeduti alla guida di questo sconquassato carrozzone regionale; da cittadino italiano poi, tirerei dieci passi indietro perché niente cambia, a qualsiasi longitudine del territorio nazionale, con l’aggravante della politica, oculata e millantata panacea del welfare, di cui i cieli nazionali sono pieni della sua gloria.
“E’ opportuno sdrammatizzare questa situazione che ha dell’incredibile, del farsesco. La mia era una frase –  spiega Pallaria –   estrapolata da un contesto in cui spiegavo la filosofia…” che certamente non sarebbe stata condivisa da quell’ eccellente democratico che era l’ateniese Pericle, che soleva dire “ad Atene noi facciamo cosi!” ed il resto lo lascio all’ immaginazione.
L’ing. Pallaria, ha rassegnato le dimissioni da capo della Protezione Civile calabrese, con immenso gaudio della platea tutta che ha tirato un respiro di sollievo nella speranza che chi lo sostituirà avrà le giuste conoscenze in tema di edilizia sanitaria, ventilatori polmonari ed emergenze che a queste latitudini non mancano mai.
Non so quanto spontanee siano state le dimissioni dell’ing. Pallaria né che peso abbiano avuto in tal senso le richieste delle forze politiche. So solamente che l’ingegnere, dirigente generale della Regione, (Dipartimento nr. 9  Infrastrutture – Lavori pubblici) ha ricoperto incarichi molteplici  nella  gestione delle acque e dei rifiuti, conferiti fin dalla gestione Scopelliti, Oliverio ed, oggi, sacramentati dalla Santelli, appena insediata.
Mi permetto, però, a prescindere dalla fattispecie, a sottolineare che nomine ed incarichi, come accade da sempre, non ubbidiscono a criteri di professionalità e managerialità, legalità e trasparenza, bensì al più becero clientelismo ed a quella logica perversa che vuole il sottobosco politico spartito tra gregari e comparse cari al leader di turno. Con la benedizione e l’occhio benevolo di tutti i partiti, da destra a sinistra e per quella logica imperante che vuole partecipanti al desco del vincitore fans and supporters.
Quanto avvenuto è certamente frutto e testimonianza “della disorganizzazione e dell’improvvisazione che guida la politica nelle scelte di responsabilità”, sostiene l’on. Bevacqua capogruppo del Pd.
Beh, non credo che sul proscenio politico calabrese possa esserci qualcuno che, vestiti i panni di Catone il censore, possa puntare il dito accusatore.
Potrebbero farlo, forse non tutti, i calabresi, considerato che dopo un cinquantennio di regionalismo poveri eravamo e più poveri siamo!