In un mio precedente scritto prefiguravo la costituzione di luoghi di aggregazione che divenissero nel tempo fucine di un pensiero e di esperienze divergenti, generative di novità a livello umano e culturale. Questi luoghi avrebbero dovuto essere una “crepa” in quella diga di disinteresse incarnato dalla classe politica, di qualunque schieramento, che da anni detiene il potere a Lamezia. E’ da quelle proposte che vorrei ripartire, non solo per dare continuità a quella linea interpretativa nei confronti della situazione socio-culturale-politica del lametino, ma anche e soprattutto perché sempre più convinta che la prospettiva delineata in quella occasione non sia stata disconfermata dagli ultimi avvenimenti politici a Lamezia Terme.
C’è, però, una preoccupazione previa che riguarda la genesi della mia linea di pensiero e di ciò che l’abilita a ritenerla utile e praticabile. Ho già detto che da quasi cinquant’anni sono coniugata con un lametino ma l’attrazione che dalla prima ora ho provato per quella terra, il ricco intreccio di rapporti che ancora coltivo e che fanno parte della mia storia personale rappresentano il punto genetico e fertile del mio giudizio che è inevitabilmente coinvolgente e anche carico di vero e sincero interesse. Il tempo poi vissuto a Lamezia mi ha fornito l’esperienza e il giudizio per farmi un quadro sulle criticità, sulle opportunità e sulle potenzialità di quel territorio.
In un contesto, come quello di Lamezia, in cui sembra impossibile vedere germi di novità, la sfida di oggi è ” abitare” le domande più vere e necessarie, rimanendo fedeli alle sorgenti del nostro operare, sia essa di tipo etico-ideale o di tipi ideologico-pragmatico. E’ su tale varietà di modelli che, secondo me, si può fondare un soggetto sinergico nuovo con una intenzionalità che tenga conto della diversità delle posizioni di partenza ma si muova nella stessa direzione con uno stesso progetto educativo: dare origine ad un soggetto politico nuovo che voglia costruire ponti e non muri, disarmando prima di tutto le parole per costruire visioni e progetti che creino opportunità, occasioni nel presente soprattutto per le fasce più povere e non per le solite oligarchie che nel loro spregiudicato conservatorismo proteggano i loro privilegi impedendo ogni cambiamento. Questo soggetto deve diventare nuovo segno prodromico di un risveglio delle coscienze. A tal proposito S. Agostino affermava che dobbiamo operare nel presente, ” qui e ora” per nono sprecare il tempo e le opportunità che esso ci mostra: ” Il nostro presente è una intuizione, un tempo che viviamo e del quale dobbiamo approfittare prima che ci sfugga di mano”. La mia analisi si fonda su una pietra d’angolo che riconosce di estrema, fondamentale importanza e attualità l’educazione ” della persona” in quanto civis, soprattutto in un momento di mutamenti rapidi e di incertezze che disorientano.
Secondo il mio modesto punto di vista bisogna ripartire, anche nell’ambiente socio-culturale-politico lametino attuale, complesso, frammentato e cristallizzato, incapace di rinnovarsi, per ispirare e dare spazio a forme e modelli che promuovano un dialogo tra soggetti culturali e politici nuovi che già sono presenti e che già operano sul territorio. Tutto questo allo scopo di avviare un vero processo di educazione della persona e della comunità in cui vive ed opera, che dia vita ad una responsabilità diffusa capace di sfidare gli obsoleti e a volte corrotti sistemi di governo della nostra città.
Ma allora, a questo punto, è legittimo chiedersi: che cosa si può concretamente fare per dare voce e visibilità agli urgenti bisogni delle fasce più deboli? Da dove partire? Prima di tutto dall’osservazione attenta della realtà, cioè cercando, scovando quelle presenze operative nel territorio che hanno osato rischiare sulla propria pelle per creare brandelli di novità che sfidino inettitudine e inefficienza di tutte le diverse amministrazioni che si sono avvicendate nel governo della città. Queste piccole, laboriose realtà rappresentano ” de facto” la spina dorsale della risposta ai gravi problemi delle fasce più deboli, sempre più abbandonate, che chiedono aiuti materiali perchè sono scivolate, nella trascuratezza della classe politica locale e nazionale, verso una drammatica vulnerabilità che solo la povertà estrema (soprattutto quella sanitaria) genera ad ogni livello della loro vita personale e sociale. In questo desolante quadro della realtà socio-politica lametina che cosa può invertire la condizione di miseria, di precarietà di tutte quelle forme di emarginante solitudine di moltissime famiglie del territorio?
Innanzitutto cercare di individuare i soggetti che si muovono in questo contesto con progetti e visioni consolidati, al fine di incidere nella concretezza dei diversi, ingenti bisogni. Dopo aver individuato queste figure carismatiche è necessario superare le sterili contrapposizioni ideologiche, per procedere a federare queste realtà virtuose che già operano nel territorio. Perchè il vero rischio è che queste forze che si battono per una giustizia sociale disperdano il loro potenziale in una sterile contrapposizione.
A questo proposito Leone XIV ha emanato una interessante Lettera Apostolica dal suggestivo titolo: DISEGNARE NUOVE MAPPE DI SPERANZA. In questo scritto il Papa ci invita ad esplorare vie diverse capaci di affrontare le complesse sfide del tempo presente, a cominciare dall’educazione dei poveri. Questo processo, secondo la Lettera, coinvolge una pluralità di soggetti che operano, in modo serio e impegnato, per far fiorire i deserti delle nostre città e per ridare ad ogni persona che le abiti, dignità e risposte ai loro bisogni.
Per realizzare questo percorso è necessario accompagnare le fasce più emarginate verso il perseguimento di una coscienza capace di scegliere non solo il conveniente ma, quando si è chiamati al voto, scegliere in piena libertà e discernimento figure in grado di governare nelle istituzioni cittadine prima e poi in quelle nazionali, promuovendo leggi e provvedimenti che incidano radicalmente sulle condizioni di vita delle classi più deboli.
Sono convinta che la mia ipotesi sarà ritenuta, dagli scettici e dagli ormai identificati “balconari”, utopica, astratta e in quanto tale improponibile e irrealizzabile. Io posso solo difenderla sperando che questo caleidoscopico mondo delle aggregazioni di base, che cercano di promuovere la dignità della persona e la piena e consapevole partecipazione alla vita politica facciano sentire la loro voce anche aggregando tutte queste persone bisognose di tutto per renderli soggetti attivi di un potenziale ma non impossibile cambiamento, come la storia spesso ci ha insegnato.