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ELEZIONI E LEZIONI SPICCIOLE DI INTERVENTISMO
SI TACE OCULATAMENTE SULLE CARENZE SOCIO-ECOMOMICHE. SI MILLANTANO POTENZIALITA' INESPRESSE ED IDENTITA' LAMETINA.

È stabilito, il 25 maggio si vota per le comunali di Lamezia Terme e così, tra una croce buttata sul calendario e un’altra ipotetica da buttare comunque, mentre le urne ci reclamano con voci accorate di sirene omeriche, un’altra ricorrenza si fa strada nella memoria con afflato irresistibile… e noi lo sappiamo che nell’attuale clima geopolitico, fra eventuali nemici celati a ogni cantone e varie proiezioni di riarmo, tutto ciò rappresenta un colpo basso, un tiro mancino, uno sparare sulla croce rossa: pensiamo, appunto, alla ricorrenza dell’intervento dell’Italia nel primo conflitto mondiale.

Sebbene il raffronto odori un tantino di iperbole, anche nel nostro piccolo coi vari posizionamenti politici schierati fra i meridiani e i paralleli di un privato risiko, o qualsivoglia ludo da tavolo o consolle, i colpi di scena e le botte a sorpresa non mancheranno purché ci si accinga a considerare la partita con la somma indulgenza che fa capo ai dopopranzi, quanto mezzo intontiti da solenni arrosti e da buone damigiane, la meraviglia può coglierci per un qualsiasi brindisi a rima baciata.

Ora come allora si spera che tutto si risolva in una guerra lampo, prospettiva che di sicuro non sarà delusa se con lampo si intende la zip che chiuderà un periodo di vergognosa sbracatura amministrativa. Ma non è detto che al lampo subentri il tuono vista l’abitudine politica ormai consolidata, di concentrare i rumori esclusivamente nello spazio pre-elettorale: dopo il rombo assordante dei comizi aeroplananti, ristagna un silenzio assoluto.

Certo le metafore di guerra hanno fra le altre cose il pregio della “preterintenzionalità”, ossia l’attitudine a condurre ben al di là delle proprie intenzioni. Di fatto anche termini come “rombo assordante” e “aeroplananti”, sono tutt’altro che opportuni nell’illustrare una campagna elettorale che sino ad ora, tanto nei toni quanto nei contenuti ha tirato una lunga linea piatta.

Un’autentica e legittima battaglia sarebbe stata almeno la prova provata di un organismo vivo, anche se in lotta perenne con se stesso. Si sarebbe almeno denunciata la presenza di buoni anticorpi. Perciò, che vinca “la nostalgia canaglia” di una sinistra che sapeva destreggiarsi con la sciabola, che trionfi il solito pragmatismo da folk politic della solita destra, o che infine tutto naufraghi nella flottiglia di carta delle liste civiche, la questione percorre sempre la gobba del solito interrogativo: Quali novità dal fronte occidentale?

Qui siamo ancora alle formule di cortesia tipo le “le potenzialità inespresse” e “l’identità lametina”. Si cincischiano discorse inconcludenti sulla questione Scordovillo, e si tace oculatamente sul dramma sanitario del nostro comune.

Questo ennesimo episodio elettorale a cui ci avviamo con l’automatismo rassegnato di vecchi fanti apatici, questo ennesimo limitarsi a votare il meno peggio, se vuole ormai riacquisire i segni della speranza deve investire nella cabala. Abbandoniamo le nefaste proiezioni matematiche del buon senso, il piglio di Cassandra a buon mercato: roba ormai facile quanto odiosa. Rechiamoci alle urne col trifoglio in tasca – per inteso: sempre meglio di una scheda ballerina -, sfogliamolo in silenzio per trarre la sorte. Poi accada quel che accada. Anche se il trifoglio non porta fortuna!