Non le nascondo, egregio sindaco, che leggendo il suo programma elettorale ho avuto un moto dell’anima e mi son detto guarda, guarda…se non mi inganno Lamezia ha finalmente avuto il suo Messia! Per questo motivo, e soprattutto per non mettere il carro davanti ai buoi, ho sopito i miei istinti barricadieri, frutto di mille delusioni accumulate da quando questa città – Nicastro, conurbata con Sambiase e Sant’ Eufemia – doveva divenire la quarta città della Calabria. Quanto è avvenuto appartiene, spero di avere la sua condivisione, a mille congiure, inganni e soverchierie – sortite a destra ed a manca – ai danni della città della piana che Lei oggi dovrà far riemergere dal baratro profondo in cui si trova.
Per questo motivo mi son chiuso nel più profondo dei silenzi ed ho seguito la campagna elettorale senza esternare – sulle colonne di questo web journal – il benchè minimo giudizio su quanto è avvenuto in città nell’ultimo decennio e sul bla bla di quanti, nel tempo, si sono esibiti sul suo proscenio politico.
Mi sono, poi, convinto della bontà del suo pater noster quando sul suo programma ho letto: di fronte a noi ci sono grandi sfide che ci attendono, ma anche opportunità straordinarie da cogliere. Per far questo c’è bisogno di costruire un modello di governance partecipativa capace di promuovere trasparenza, inclusività e responsabilità, garantendo che voci e prospettive diverse siano rappresentate nei processi decisionali che vengono disegnati e promossi.
Elenca poi le quattro leve strategiche per generare impatto sociale: competitività, engagement, innovazione, le persone al centro. Ma quanto mi ha mandato in brodo di giuggiole è l’ultima affermazione promuovere esperienze, culture driven, sviluppando sostenibilità ed economia circolare!
Bene, caro sindaco, sulla carta – dopo mezzo secolo di troiate – lei è l’uomo giusto al passo con i tempi, cioè sviluppare economie circolari rendendo le persone protagoniste dell’innovazione digitale. Un progetto grandioso, che mi tocca nel profondo in quanto, per tanti anni – non per menare vanto – nella qualità di dirigente di grandi holding di partecipazioni industriali italiane, mi sono “cibato” di culture driven e leadership a colazione, pranzo e cena.
Con ciò – è bene specificarlo – non sto tentando di candidarmi a ricoprire qualche ruolo nella sua task force, ma complimentarmi con Lei, o con chi per Lei ha scritto il suo programma elettorale, che lascia presagire traguardi ambiziosissimi. Ma mi dica sindaco Murone: dispone già di questa agguerrita compagine o spera di “formarla” cammin facendo? La domanda è legittima conoscendo chi la circonda ed i suoi santini di riferimento. Pertanto qualche dubbio mi sovviene, disse quel miscredente di Alberto di Giussano, in specie quando scrive di stakeholder locali “garantendo che i progetti di rigenerazione rispondano effettivamente ai bisogni ed alle esigenze della comunità”.
Bene, caro Murone, mi piacciono le sue perifrasi ed il suo programma prevede tutto e di più, anche le sagre paesane, ma non dà a mio parere il giusto peso a quelle che sono le condizioni economiche sinistrate nelle quali versa la città dopo anni di incapacità politica e gestionale di chi l’ha preceduta.
Pertanto bando alle ciance e torniamo alla culture driven. Svanite le speranze di una Lamezia industrializzata, vedi il fallimento della Sir e l’ingloriosa fine di Lamezia Europa; perduta ogni speranza su Fondazione Terina che doveva dare il la ad una economia agricola di grande spessore; svanito il ruolo di Lamezia come polo di riferimento del terziario avanzato; fallito lo sviluppo turistico e termale per la scarsa considerazione – o incapacità ? – che ogni amministrazione ha dedicato ai vari settori economici più traenti, non ci resta che …piangere e cercare di invertire la tendenza puntando su quello che l’avara madre natura ci ha dato: lo sviluppo in due settori chiave, vale a dire quello agricolo e turistico.
Piaccia o non piaccia, caro sindaco, la città come tutta la regione del resto, ha bisogno di essere economicamente autosufficiente e non campare di elemosine e di elargizioni concesse a denti stretti e poi rimangiate in tutta fretta. Dovesse avere occasione di incontrarsi con il parolaio di turno esterni pure il malumore di tutti i conterronei che, malgrado gli ampi poteri a lui concessi, si fregia di slogans per nascondere che i calabresi avevano le pezze al c… e li sono rimaste.
Mi perdoni, Murone, per l’escursus, ma si è reso necessario per chiarire, ove ce ne fosse bisogno, che Lamezia, al di là di sogni onirici – ahimè splendidi e splendenti – ha la necessità di darsi le certezze di una valenza economica che la tiri fuori dal cul de sac – traduco per il colto e l’inclita – cavità economica a fondo cieco – nel quale si trova.
Pertanto apprezzo tantissimo il suo programma elettorale che tocca tutte le corde del cuore suscitando emozioni profonde: non ha tralasciato nulla nel suo impegno programmatico che va al di là di ogni aspettativa, dal castello normanno al cimitero dei nostri piccoli animaletti di compagnia.
Però, però: al di là di rose e fiori, conviene che l’economia calabrese debba subire uno scossone e tornare alle sue origini? Quelle a cui il cielo l’aveva predestinata: la terra, il clima, il sole, il mare. Che tradotto nel linguaggio corrente significa non andare a trovare tesori nascosti, bensì guardarsi attorno e dare significato e peso a due direttrici di sviluppo economico non di secondaria importanza: agricoltura e turismo partendo però dalla considerazione che l’ubertosa piana di S.Eufemia “vanta” migliaia di ettari di terreno completamente aridi ed abbandonati. Stesso discorso vale per la costa lametina e per la pineta alle sue spalle, ridotta ad un immondezzaio. E poi vogliamo parlare delle Terme di Caronte e dell’apporto economico che esse potrebbero dare a questa nostra miserabile economia?
L’estensore del suo programma elettorale, bisogna dargliene atto, ha fatto un bel compitino non tralasciando nulla anzi evidenziando i problemi atavici che ci affliggono e rimandando ogni soluzione a tempi futuri.
Ma Lei, sindaco Murone, nella sua giunta ha gli uomini giusti al posto giusto per realizzare una città intelligente? Pensa che sia facile applicare la culture driven (guidato dalla cultura) laddove non si va al di là della sagra paesana? Forse è questo il punctum dolens del suo ambizioso programma che mi auguro abbia il successo che la città meriterebbe.
Per intanto, sindaco, preferirei che, al di là di onirici sogni, a due settori – agricoltura e turismo – collocasse due Manager (con la maiuscola) per avviare un processo di cooperazione, cosa avvenuta felicemente nelle regioni settentrionali e miseramente fallita dalle nostre parti (Opera Sila, Cantine sociali e quant’altro).
Si è mai chiesto perché? Esattamente per il contrario della culture driven, vale a dire quella logica del fotticompagno che ha sempre imperversato dalle nostre parti. La materia prima è a sua disposizione: terra, cielo, mare. Cercasi TESTE PENSANTI. Auguri Sindaco, spero che il suo programma segni l’inizio di una nuova Lamezia.