Sindaco Murone, dopo la sua affermazione elettorale ho aperto il cuore alla speranza attendendo un qualche segnale di cambiamento nello stile e nel modus operandi della amministrazione della città come si evince dal suo corposo programma elettorale. Non le attribuisco i poteri di mago Merlino, anzi mi rendo conto che prima ha dovuto “acclimatarsi”ad usi e costumi del luogo e poi far fronte anche ad inaspettati mari procellosi derivanti dalla spartizione della torta con i suoi alleati.
E già quasi trascorso un anno dal suo insediamento – mi duole dirlo – ma ad oggi non si respira nemmeno l’aria di quel suo programma elettorale che, ad onor del vero, tra mission, vision e culture driven, metterebbe le persone al centro e, soprattutto un diverso modus operandi. Io stesso folgorato sulla via di Damasco, le scrissi una lettera aperta tornatami indietro più volte per indirizzo errato, malgrado fosse quello utilizzato sempre con le amministrazioni precedenti. Per questo motivo, e soprattutto per non mettere il carro davanti ai buoi, ho sopito i miei istinti barricadieri, frutto di mille delusioni accumulate da quando questa città – Nicastro, conurbata con Sambiase e Sant’ Eufemia – doveva divenire la quarta città della Calabria. Quanto è avvenuto appartiene – spero di avere la sua condivisione – a mille congiure, inganni e soverchierie, sortite a destra ed a manca – ai danni della città della piana che Lei oggi dovrebbe far riemergere dal baratro profondo in cui si trova.
Per tal motivo mi son chiuso nel più profondo dei silenzi ed ho seguito la campagna elettorale senza esternare – sulle colonne di questo web journal – il benchè minimo giudizio su quanto è avvenuto in città negli ultimi due decenni e sul bla bla di quanti, nel tempo, si sono esibiti sullo stesso suo proscenio politico, convinto sempre più che di fronte a noi ci sono grandi sfide che ci attendono, anche se sono quasi svanite le opportunità da cogliere.
Per far questo c’è bisogno di costruire un modello di governance partecipativa – sostiene nel suo programma – capace di promuovere trasparenza, inclusività e responsabilità, garantendo che voci e prospettive diverse siano rappresentate nei processi decisionali, che vengono disegnati e promossi ed elenca le quattro leve strategiche per generare impatto sociale: competitività, engagement, innovazione, le persone al centro.
Ma quanto mi ha mandato in brodo di giuggiole è l’ultima affermazione: promuovere esperienze, culture driven, sviluppando sostenibilità ed economia circolare!
Bene, caro sindaco – sulla carta e per ora non nei fatti – sembrerebbe che lei sia l’uomo giusto, al passo con i tempi, per sviluppare economie circolari rendendo le persone protagoniste dell’innovazione digitale. Un progetto grandioso, che mi tocca nel profondo in quanto, per tanti anni – non per menare vanto – nella qualità di dirigente di grandi holding di partecipazioni industriali italiane, mi sono alimentato di culture driven e leadership a colazione, pranzo e cena.
Con ciò – è bene specificarlo – non sto tentando di candidarmi a ricoprire qualche ruolo nella sua task force, ma complimentarmi con chi ha redatto il suo programma elettorale, perché lascia presagire traguardi ambiziosissimi. Ma sindaco Murone, dispone già di questa agguerrita compagine o spera di “formarla” cammin facendo? La domanda è legittima conoscendo la pochezza di chi la circonda ed i suoi santini di riferimento in specie quando parla di stakeholder locali.
Bene, caro Murone, mi piacciono le sue perifrasi ed il suo programma prevede tutto e di più, anche le sagre paesane ed il cimitero per i nostri animaletti domestici, ma non dà a mio parere il giusto peso a quelle che sono le condizioni economiche sinistrate nelle quali versa la città dopo anni di incapacità politica e gestionale di chi l’ha preceduta.
Pertanto bando alle ciance e torniamo alla culture driven. Svanite le speranze di una Lamezia industrializzata (vedi il fallimento della Sir e l’ingloriosa fine di Lamezia Europa, perduta ogni speranza su Fondazione Terina che doveva dare il la ad una economia agricola di grande spessore; svanito il ruolo di Lamezia come polo di riferimento del terziario avanzato; fallito lo sviluppo turistico e termale per la scarsa considerazione – o incapacità ? – che ogni amministrazione ha dedicato ai vari settori economici più traenti, non ci resta che …piangere e cercare di invertire la tendenza puntando su quello che l’avara madre natura ci ha dato: lo sviluppo in due settori chiave, vale a dire quello agricolo e turistico .
Piaccia o non piaccia, caro sindaco, la città come tutta la regione del resto, ha bisogno di essere economicamente autosufficiente e non campare di elemosine e di elargizioni concesse a denti stretti e poi rimangiate in tutta fretta. Dovesse avere occasione di incontrarsi con il parolaio di turno esterni pure il malumore di tutti i conterronei che, malgrado gli ampi poteri a lui concessi, si fregia di slogans per nascondere che i calabresi avevano le pezze al c… e li sono rimaste.
Mi perdoni, Murone, per l’escursus, ma si è reso necessario per chiarire, ove ce ne fosse bisogno, che Lamezia, al di là di sogni onirici – ahimè splendidi e splendenti – ha la necessità di darsi le certezze di una valenza economica che la tiri fuori dal cul de sac – traduco per il colto e l’inclita – cavità economica a fondo cieco – nel quale si trova.
Apprezzo pertanto il suo programma elettorale che tocca tutte le corde del cuore suscitando emozioni profonde: non ha tralasciato nulla nel suo impegno programmatico che va al di là di ogni aspettativa, dal castello normanno al cimitero dei nostri piccoli animaletti di compagnia.
Però, però: al di là di rose e fiori, conviene che l’economia calabrese debba subire uno scossone e tornare alle sue origini? Quelle a cui il cielo l’aveva predestinata: la terra, il clima, il sole, il mare. Che tradotto nel linguaggio corrente significa non andare a trovare tesori nascosti, bensì guardarsi attorno e dare significato e peso a due direttrici di sviluppo economico non di secondaria importanza: agricoltura e turismo partendo però dalla considerazione che l’ubertosa piana di S.Eufemia “vanta” migliaia di ettari di terreno completamente aridi ed abbandonati. Stesso discorso vale per la costa lametina e per la pineta alle sue spalle, ridotta ad un immondezzaio. E poi vogliamo parlare delle Terme di Caronte e dell’apporto economico che esse potrebbero dare a questa nostra miserabile economia?
L’estensore del suo programma elettorale, bisogna dargliene atto, ha fatto un bel compitino non tralasciando nulla anzi evidenziando i problemi atavici che ci affliggono e rimandando ogni soluzione a tempi futuri.
Ma Lei, sindaco Murone, nella sua giunta ha gli uomini giusti al posto giusto per realizzare una città intelligente? Pensa che sia facile applicare la culture driven (guidato dalla cultura) laddove non si va al di là della sagra paesana? Forse è questo il punctum dolens del suo ambizioso programma che mi auguro abbia il successo che la città meriterebbe.
Per intanto, sindaco, preferirei che, al di là di onirici sogni, a due settori – agricoltura e turismo – collocasse due Manager (con la maiuscola) per avviare quei processi di cooperazione, realizzati nelle regioni settentrionali e miseramente falliti dalle nostre parti (Opera Sila, Cantine sociali e quant’altro).
Si è mai chiesto perché? Esattamente per il contrario della culture driven, vale a dire quella logica del fotticompagno che ha sempre imperversato dalle nostre parti. La materia prima è a sua disposizione: terra, cielo, mare. Cercasi TESTE PENSANTI!!!
Ed a tal riguardo ho l’impressione (anzi di più) che il suo bilancio di previsione 2026 – 2028 sia solo un capitolo appartenente al libro dei sogni. Non gliene faccio colpa…perchè sognare non è peccato.