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QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA UN’ANATRA ZOPPA ED UN’AQUILA REALE?
A giudicare dagli eventi elettorali monitorati negli anni si è autorizzati a pensare che i lametini votino per sentito dire o per reali/millantate convenienze

La mia prima ed unica intervista alla senatrice Doris Lo Moro – pubblicata sul mio giornale, Lamezia terzo millennio, risale al 17 settembre 2016. Ha come titolo Scarpe rotte…eppur bisogna andar. Data la lunghezza la pubblicai facendone due puntate. Chiunque volesse rileggerle può richiamarle cliccando -> qui.
Perché oggi parto da così lontano e da tempi non sospetti? La risposta è di una semplicità unica: malgrado la vetustà essa è tremendamente attuale e guarda caso nel suo intervento spot dell’altra sera Ella, che le cose non le manda a dire, ha trattato, tra l’altro, temi e problemi che, ieri come oggi, da sempre insomma, affliggono questa città.   

Scrivevo allora: A guardarsi attorno, è rimasta solo lei: Doris Lo Moro, senatrice della Repubblica, per nascita e per scelta di vita non solo politica, lametina doc. Attorno a lei il vuoto cosmico. Nell’immaginario politico lametino -ma anche regione estensibile – non c’è altro, se non trombettieri e trombati, imprestati alla politica, palloni gonfiati e mongolfiere sul punto di precipitare, anche perché le aree di “accoglimento”, malgrado le nuove idee relative alle relazioni liquide, si sono sensibilmente ridotte e “le scarpe si son rotte”. Eppur bisogna andar.    Non è che l’unica  nostra rappresentante politica non abbia commesso errori – lo dichiara lei stessa – ma bisogna riconoscerle quell’allure, eleganza di modi, sagacia ed intelligenza politica che altri, improvvisati quanto inadatti aspiranti stregoni, non posseggono e pensano che il gioco delle tre carte, con l’aiuto dello zaraffo di turno, alla fine li porti sul podio del vincitore.

Ho ascoltato qualche sera fa l’intervento della Lo Moro teso a portare la tenzone politica nel giusto alveo considerato che i candidati al ballottaggio anzi che parlare di programmi e di tutte quelle cose belle di cui avrebbe bisogno la quarta città della Calabria, ad oggi mortificata e vilipesa da una politica, regionale e nazionale, lassista e dimentica, fa ricorso a dicerie, fraintendimenti definiti dalla senatrice menzogne costruite ad arte. 
Il tutto espresso con un tono combattivo ed appassionato, con una forte carica emotiva che non ha lasciato spazi né dubbi sul suo operato di senatrice e di magistrato e precisando anche che il suo non era il comizio di chiusura della campagna elettorale, ma un intervento urgente fuori programma dettato dalla necessità di far chiarezza e mettere le cose a posto.
L’ex senatrice è andata dritta sugli argomenti che le stavano più a cuore accusando il centrodestra, il falso nuovo, di aver fatto ricorso ad una operazione di maquillage politico in cui il rinnovamento, solo apparente, nasconde una continuità col passato scaricando il vecchio sindaco pur mantenendo gli stessi consiglieri ed alleanze. Operazione questa definita vigliaccheria morale.
Ma questo è appena l’inizio: infatti ha definito il candidato del centrodestra come una figura fragile, privo di visione e competenza, che non conosce la storia locale, di fare solo gossip e slogan non sapendo nemmeno cosa abbia approvato o votato in passato il suo stesso schieramento.   
E la filippica continua mettendo in discussione la chiarezza sulle liste sottolineando di avere, ella, rifiutato candidature ambigue o opportunistiche e denunciando la presenza di comitati d’affari, di personaggi “spregiudicati e disinformati”, di macchine con a bordo gente dagli occhiali scuri.
Non si accusa nessuno in modo gratuito – ha precisato la Lo Moro – ma le consorterie rappresentano sempre una minaccia concreta. La candidata a sindaca di Lamezia ha poi rintuzzato le accuse degli avversari del centro destra sentitisi insultati da epiteti come massoni o mafiosi. Ha sostenuto Ella con fermezza: non ho mai fatto nomi, né diffamato nessuno, chi si sente toccato evidentemente ha la coda bagnata!

L’oratrice ha poi difeso il suo passato di magistrato e presidente di commissioni parlamentari come prova del suo rispetto verso le istituzioni, chiarendo che il problema vero è l’uso politico delle istituzioni stesse.
Ha rivendicato una visione concreta e radicata sul territorio fatta di attenzione alle frazioni, alle case sparse, alla dignità urbana, rifiutando un’amministrazione “estemporanea” centrata solo sull’elezioni; proponendo una città unita, partecipata, inclusiva fondata sull’autorevolezza e non sull’obbedienza; facendo appello ad una identità popolare, concreta, orgogliosamente contrapposta agli “intellettualismi arroganti”.
Scorrendo poi sul web in data odierna mi sono imbattuto in una trasmissione avente ad oggetto un confronto tra i contendenti allo scranno di primo cittadino del comune di Lamezia Terme, vale a dire l’avv. Murone (centrodestra) e l’on. Doris Lo Moro (centrosinistra), “moderati” dal direttore della testata web lametina.
Non mi pare che siano emerse novità rispetto a quanto sopradetto… invece mi ha sorpreso e non poco la pochezza, l’inconcludenza, la modestia degli interventi delle tifoserie.
Morale della favola: se questo è il vento che tira l’anatra razzolerà a terra mentre le aquile voleranno sempre più in alto.